Cuesta: "La prima al Tardini? Avevo i brividi. Arrivato a Parma ero consapevole delle difficoltà ma convinto di fare bene"

21.05.2026 15:47 di  Riccardo Civa   vedi letture
Cuesta: "La prima al Tardini? Avevo i brividi. Arrivato a Parma ero consapevole delle difficoltà ma convinto di fare bene"
© foto di Rocca/ParmaLive.com

Intervenuto su Cronache di Spogliatoio, l'allenatore Carlos Cuesta ha parlato della stagione del Parma e della sua carriera. Queste le dichiarazioni: "Arrivato a Parma ero felicissimo perché ero in una realtà incredibile, in un club con ambizioni, con persone di livello straordinario e giocatori forti. Sono arrivato in un percorso in cui ogni anno le aspettative erano più alte e i risultati migliori. Sapevo che il meglio stava per arrivare, a volte hai qualcosa dentro che ti chiama. Avevo uno stimolo che mi ha fatto pensare e dopo accettare la sfida consapevole della difficoltà che c'era, ma anche della convinzione di fare bene".

L'emozione della prima volta in cui sei entrato allo stadio:
"E' stata contro la Primavera in amichevole. Avevo i brividi, però mi sono concentrato sul processo e non sull'emozione".

Ti ricordi quando hai detto ad Arteta che andavi a Parma?
"Giorni prima stavamo pianificando la stagione con l'Arsenal, ma poi è arrivato il Parma. Ho trovato una persona comprensiva, è stato incredibile con me e ho sentito il suo supporto fin dall'inizio. Il meglio di lui è quello che la gente non conosce".

Hai regalato libri a Natale per ognuno:
"Sì, in funzione della loro personalità ho scelto di regalare ad ognuno un libro con un messaggio. Ho rpovato a regalargli libri nella loro lingua, a Suzuki però è arrivato due mesi in ritardo perché era infortunato ed è tornato dopo Natale. A me i libri hanno aiutato ad avere altre prospettive e altre visioni, mi hanno fatto crescere. Qualcuno sicuramente lo ha letto e mi ha ringraziato. A volte rileggo libri di sei anni fa e traggo cose diverse, l'importante non è solo il contenuto ma anche la persona che sei quando lo leggi".

Hai scritto a chiunque per lavorare nel calcio:
"Giocavo a calcio da piccolo, mia amdre aveva la caffetteria del club in cui giocavo e io facevo tutto lì. Ho avuto la fortuna che un mio allenatore mi ha chiesto di allenare i bambini con lui e mi piaceva. Giocavo e allenavo, fino a che dovevo prendere il diploma e quindi mi sono chiesto cosa volevo fare. Mi sono messo un principio, ovvero di allenare e non andare a lavorare. Volevo avere il calcio come lavoro, avevo una squadra di dilettanti a Maiorca e mi sono chiesto se fossi in grado di farlo. Devi essere competente, studiare, parlare con le persone e imparare. Non era importante se allenavo o se facevo parte di uno staff, dovevo studiare comunque. Non era importante dove, quindi ho anche imparato le lingue per essere pronto a lavorare in certi posti e creare empatia con giocatori. So il catalano e lo spagnolo, ma anche l'inglese, l'italiano, un pò di portoghese e francese. Il tedesco molto poco. Il terzo punto era conoscere persone che mi potessero aiutare, alla fine l'opportunità te la dà una persona. Sapevo che a Maiorca non c'era scienze motorie e quindi sapevo che dovevo andare a Madrid. Volevo allenare, ho inziato a scrivere articoli e a condividere articoli. Poteva servire ad avere visibilità, mettevo tutto su Twitter e seguivo tutti gli allenatori che c'erano. Qualcuno ha inziato a seguirmi e ho chiesto se ci fossero opportunità di allenare o di inviare curriculum. Uno di quelli mi ha aiutato, mi ha detto che avrebbe chiesto all'Atletico se ci fosse bisogno di un collaboratore. Io gli dissi: "Se hai bisogno di qualcuno che ti mette i cinesini ci sono...". Poi l'ho conosciuto meglio. Ho avuto 4 anni in cui ho imparato tanto".

Sei andato in Italia:
"Alla Juventus esperienza incredibile, parlavo già la lingua anche se non perfettamente. Esperienza top, con tante persone di livello straordinario. Appena entri nella Juve sai che sei nell'eccellenza in Italia".

Lasciavi appunti a Old Trafford per conoscere Mourinho:
"Ho provato a conoscere gente. Mourinho non sono riuscito a conoscerlo, lasciavo appunti perché per me era un modo di crescere. L'esperienza di altre persone ti permette di prendere spunti, la chiave di tutto è la competenza. Se sei competente sei pronto a fare scelte giuste, l'esperienza è un modo per acquisire competenze. A volte anche chiacchierare mi può aiutare ad imparare e magari a capire che errori non fare".

Arteta?
"Fortunato a lavorare con lui. Ho fatto un'analisi di manchester City-Liverpool, e l'ho condivisa con lui. Dopo un paio di mesi ci siamo trovati ed è inziato un rapporto che negli anni mi ha portato ad avere l'opportunità di lavorare con lui. Ci siamo sentiti spesso in questa stagione. La cosa più importante è la mentalità, la visione. Bisogna guardare sul lungo e non fermarsi sul corto, bisogna fare ogni giorno i passi giusti e avere dubbi per aprirsi. E' stato un percorso bello, non è un caso quello che sta succedendo, è il frutto di tanto lavoro che c'è dietro le quinte".

LEGGI QUI: Tra dubbi e incognite: ecco perché il Parma deve ripartire da Cuesta l'anno prossimo