Cuesta: "Ho dovuto guadagnare credibilità con giocatori e società. Sono venuto per aiutare non per imporre"

21.05.2026 17:10 di  Riccardo Civa   vedi letture
Cuesta: "Ho dovuto guadagnare credibilità con giocatori e società. Sono venuto per aiutare non per imporre"

Intervistato da Cronache di Spogliatoio, Carlos Cuesta ha ripercorso la sua storia. Queste le dichiarazioni: "Ho iniziato tutto velocemente, a 15 anni allenavo e questo non è normale. La metà della mia vita è stata in campo, da 15 anni alleno. All'inizio è stato un discorso più generale sui fondamentali per creare una linea guida. Ho trovato persone incredibili, come dice Julio Velasco il lavoro dell'allenatore è che gli altri sanno fare, non che lui sa fare. I miei ragazzi si sono messi a disposizione dal primo giorno con un'unione e uno spirito che sono stati importanti per la nostra evoluzione. Posso avere solo parole di gratitudine per i ragazzi, per lo staff e i dirigenti. Alla fine sono stati loro a stare sul pezzo e anche se la faccia pubblica è quella dell'allenatore, c'è tantissimo dietro le quinte che fa la differenza. Il discorrso sull'età è un numero e anche per i giocatori lo è stato".

Hai detto anche che non bisogna fare il calcio che ti piace, ma quello che serve:
"Sapevo di essere privilegiato e di avere però anche una responsabilità. C'era tutto in gioco per tutte le persone che hanno creduto in me, ma per tutti, anche per i tifosi. Ho provato ad approcciare il lavoro con la massima professionalità e ho provato a capire il contesto, allineandomi alla società. Ho voluto creare una continuità rispetto a quello che è stato fatto l'anno scorso per poi avere evoluzioni che ci hanno fatto essere competitivi. Ho approcciato il mio lavoro nella maniera più giusta, la linea guida è marcata dall'allenatore ma è importante anche adattarsi. Ho dovuto guadagnare credibilità con giocatori e società, perché io ero lì per aiutare non per imporre".

Tre squadre da cui prendi spunto:
"Imparo tanto dagli avversari e imparo da tutti perché da chiunque puoi prendere spunti. Se ti devo dire squadre che mi piacciono di più, Bayern e Psg. Hanno una linea che gli permette di essere minacce costanti per gli avversari, con capcità di saltare l'uomo e di fare male con spazi chiusi e aperti. Anche il Barcellona, che ha un'identità chiara, il fare gol è al primo posto. In Italia il clean sheet è importante, ma è difficile produrre".

Come si gestisce il primo discorso alla squadra?
"Ho provato a fare una cosa prima, ho chiamato giocatori e staff uno ad uno. Ho fatto una videochiamata individuale con tutti, per dire quello che si dovevano aspettare da me, due o tre cose molto semplici e quello che mi aspettavo da loro. Da lì hanno avuto una prima impressione, quindi quando ci siamo trovati il primo giorno avevano già un'idea di chi ero. Ci siamo raggruppati e ho parlato due minuti di quello che sentivo sarebbe stata questa stagione".

Come si gestisce un colloquio individuale con chi non è contento del minutaggio?
"Non è una cosa difficile da gestire, perché i principi sono gli stessi, devi essere onesto, sincero e chiaro. Io sono sempre disponibile a parlare, il mio ufficio è sempre aperto. Sono disponibile ad aiutare e per condividere del tempo insieme. Sono proattivo, ma anche i giocatori devono essere proattivi. I giocatori, a volte si devono prendere la responsabilità di venirmi a parlare ed è successo. La ritengo una cosa molto normale e professionale, perché vuol dire che vuole migliorare, crescere e aggiungere valore al collettivo. Vuol dire che ha la volontà di sapere di cosa ha bisogno per raggiungere i suoi obiettivi personali che sono leciti".

Come si gestisce la prima riunione di mercato?
"L'ho vissuta anche da vice. Da 1 a 5, ti direi che il livello di difficoltà è 2. Tante cose erano già pianificate per un altro allenatore perché sono arrivato tardi, quindi molto era fatto da un altro tecnico. Per questo parlo di adattamento, non c'è stato molto tempo per pianificare e per spiegare le necessità di quello che ci poteva aiutare a creare una linea guida come squadra, che fosse legata a quello che ritenevamo giusto".

La cosa più difficile?
"Scegliere i giocatori da mettere in campo. Inconsapevolmente il giocatore può pensare che il mister non lo vuole o non lo apprezza e mai è così. E' una questione di scelta, devi sceglierne 11 per iniziare. Il sapere che ci sono giocatori che non giocano è difficile. Però quello che fai devi farlo bene, ti permette di essere competitivo e attrattivo".

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