Cuesta getta la maschera: "Ho avuto paure e difficoltà, mi son dovuto guadagnare credibilità"

26.04.2026 17:28 di  Tommaso Rocca   vedi letture
Cuesta getta la maschera: "Ho avuto paure e difficoltà, mi son dovuto guadagnare credibilità"
TUTTOmercatoWEB.com
© foto di www.imagephotoagency.it

Carlos Cuesta finalmente senza filtri. Il raggiungimento dell'obiettivo ha liberato anche l'allenatore dai suoi freni e il risultato è stata una conferenza ricca di temi e spunti. Dopo la sua prima stagione chiusa in bellezza, il tecnico del Parma ha parlato di questa annata, mettendosi a nudo e raccontando le sue sensazioni di questa prima esperienza. Queste le sue dichiarazioni: 

"Non voglio parlare di me, questo è il giorno speciale della città e del club. Mi sono sempre sentito onorato e privilegiato, qui ho fatto la mia prima conferenza, qui ho iniziato il mio lavoro come allenatore a 29 anni. L'ultima volta che avevo fatto il primo allenatore era nell'Under 13 dell'Atletico Madrid, a 22 anni. Nel momento che è arrivata l'opportunità, grazie al presidente, a Cherubini e a Pettinà, ero assolutamente convinto di poter far bene, sennò non sarei qua. Ho sentito la responsabilità di ripagare la fiducia in una scelta che ha portato tante persone a giocarsi tanto. Ho approcciato questa avventura con umiltà, provando ad imparare il massimo.

Era tutto nuovo, non avevo lavorato mai in Serie A, con questo staff e questi calciatori. Non conoscevo le dinamiche ma sapevo le esperienze di altri, anche grandi allenatori di alto livello che non sono riusciti a centrar il risultato in una sfida di questo tipo. Quindi ho provato da subito a mettermi a disposizione, conoscere il contesto e guadagnare credibilità. Non son stato calciatore, non ho mai fatto questo lavoro. Potevano pensare fosse arrivato il filosofo, a 29 anni a far cattedra. Ho cercato solo di aiutare al massimo i ragazzi, sulla linea guida che pensavo potesse aiutarli. Bisognava creare continuità con quello che era successo di positivo l'anno scorso. Abbiamo provato a crescere e migliorare, ho fatto mille errori, farei tante cose diverse ma fa parte della vita questo. Ho provato a farlo con onestà, con i miei valori, facendo quello che sentivo fosse giusto per il club e Parma. Hanno avuto fiducia in me dal primo giorno, mi son sentito subito stimato, protetto, ma ho avuto comunque momenti di paura, dubbi e difficoltà. Fa parte della vita, è umano. Ho sempre provato a guardare indietro per correggere cosa era stato sbagliato e al futuro per dare il massimo. Questo è il mio modo di vivere, e se il modo di giocare può cambiare, questo no.

Sono orgoglioso di poter lavorare con queste persone ogni giorno. Non è una mia impresa, ma dello staff, del club, dei giocatori e della città. Ho solo fatto il mio e dato il mio contributo, ma non sento mio questo risultato. A far la differenza è stato pensare come un collettivo, avere una linea, un unico modo di vivere, di giocare, andando tutti nella stessa direzione. Abbiamo messo il noi prima dell'io, si è creata un'energia molto bella nel gruppo ed è molto importante per me. Ho fatto errori, ne rifarò, fa parte del percorso di crescita di ogni persona nella vita. Io cerco di riconoscere sempre gli errori per migliorare, ma non parlo di stile di gioco, parlo di processi, di scelte, tante cose. Provo sempre a guardarmi e migliorare e questo non cambierà, nemmeno dopo questo traguardo. Questa è la mia mentalità, spero che non cambi mai". 

LEGGI QUI: Si scrive aprile, si legge Elphege. Bernabè con la granata flashbang. Le pagelle di ParmaLive.com