Cuesta: "Dopo la Lazio, abbiamo capito di dover trovare una linea fissa. Bravi i miei ragazzi a capire le esigenze"

21.05.2026 16:43 di  Riccardo Civa   vedi letture
Cuesta: "Dopo la Lazio, abbiamo capito di dover trovare una linea fissa. Bravi i miei ragazzi a capire le esigenze"

Intervenuto su Cronache di Spogliatoio, l'allenatore Carlos Cuesta ha parlato di tanti temi, tra cui alcuni aneddoti sugli incontri con Rui Lemos, suo attuale vice allenatore al Parma. Queste le dichiarazioni: "quando ero all'Atletico volevo essere il più formato possibile, leggevo molto e sono andato anche a Porto. C'era Rui, gli ho scritto su Linkedin e gli ho chiesto se era possibile andare a vedera allenamenti a Porto. Senza conoscermi, mi ha invitato a casa sua, ha avuto un'intuizione. Era con sua moglie e mi ha invitato per imparare dal suo modo di fare, è stata molto produttiva quella visita. Sono riuscito a conoscere una persona che ho avuto la fortuna di ritrovare a Parma".

Fuori dal campo?
"Provo a essere una persona normale, a condividere tempo con i miei amici, mia moglie e la mia famiglia. Sono sempre stato focalizzato sulla mia crescita personale e sul fare cose che mi servissero per fare al meglio il mio mestiere e il mio lavoro. Lettura e scrittura sono state fondamentali, soprattutto per sfogarmi e ragionare. Non solo sul calcio, mi piace scrivere per sapere come la penso su alcune cose. Meditazione non ne faccio tanta, prima ne facevo di più. A volte sei preoccupato ed è talvolta positivo, ho iniziato anche un percorso con una psicologa quando ero all'Arsenal. Mi ha aiutato a conoscermi meglio, a volte ti capita di chiederti il perché delle cose e come puoi portarle al fine che voglio. A volte è pesante, ma i processi di crescita sono così".

Prendi tanti appunti, ti piace molto analizzare:
"Sono abituato. Tante cose che magari pensavo due ore fa non le ricordo, se le scrivo me le ricordo. Questa cosa ha un'utilità nella mia vita e quindi continuo a farlo. I miei genitori si sono separati, sono rimasto spesso a casa con mia mamma dai 7 ai 14 anni, quindi non sento pressione. Mai sono stato bambino, sempre ho avuto responsabilità. Quelle situazioni mi hanno fatto vedere il mondo in un altro modo. A 3 anni riuscivo senza parlare a riconoscere le marche delle automobili comunicandole con i gesti, ma anche sapevo tutte le capitali nel mondo. Divido il mio lavoro in due parti, la prima è il modo di vivere all'interno della squadra e la seconda la competenza dell'industria in cui sei. Il carisma arriva dalla competenza, quello che mi aiuta a essere leader è il calcio perché conosco il gioco. Sono convinto che per esempio Arteta possa fare qualsiasi cosa, anche il presidente".

Sulla stagione:
"La prima fase è stata quella dell'adattabilità, abbiamo profili diversi che ci hanno permesso di cambiare e approcciare le partite in modo diverso a seconda delle necessità. Abbiamo fatto difesa a 5 a 4, abbiamo cambiato spesso soprattutto con gli infortuni. Siamo stati competitivi grazie alla nostra adattabilità. Avevamo due concetti, essere squadra e solidi difensivamente. In un secondo momento, dopo la Lazio, ci siamo resi conto di dover creare una linea fissa: tutti sapevamo che la produzione offensiva non veniva come volevamo. Per tante giornate abbiamo giocato con il 4-3-3, poi però abbiamo ricevuto 8 gol con Atalanta e Juventus. Dopo, abbiamo iniziato a essere più consistenti con un 5-3-2, con un approccio compatto come aveva detto Delprato dopo la Juventus. Siamo riusciti a fare tanti risultati utili consecutivi che ci hanno dato continuità, ci sono state evoluzioni con giocatori che abbiamo inserito ma anche evoluzioni tattiche. Abbiamo avuto un palleggio più corto, un gioco più interno che ci ha permesso di progredire meglio anche se non abbiamo avuto tante occasioni da gol. Abbiamo provato a fare le scelte giuste per avere i giocatori a loro agio, per essere competitivi e per fare punti".

Hai detto che per massimizzare qualcosa devi essere minimalista:
"C'è bisogno di fare le cose bene nel calcio, così facendo vai vicino al risultato. Dipende anche dal modo in cui lo fai, i ragazzi sono stati bravi a capire quello di cui avevamo bisogno e a farlo con entusiasmo e coraggio per arrivare ai risultati. Quando cambi troppo perdi chimica, sinergia e la capacità di capire quello che farà il compagno. Il giocare in anticipo ti permette di ripetere principi e avere continuità, all'inizio sia per infortuni che per alcune circostanze, c'è stata più adattabilità ma poi c'è stata una continuità che ci ha permesso di fare meglio".

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