Cherubini sull'addio di Chivu: "Massima correttezza sia sua che dell'Inter, è stato tutto molto naturale"
In una lunga intervista rilasciata a Calcio e Finanza, Federico Cherubini, CEO del Parma, ha fatto chiarezza sull'addio burrascoso di Chivu alla fine della scorsa stagione, parlando poi anche della scelta di virare su Cuesta, un allenatore emergente: "C’è un denominatore comune: nella mia visione, il club sarà sempre sopra tutto. In questo senso dare la possibilità ad allenatori giovani valorizza questo buon rapporto tra il club e l’allenatore. Ho visto sia in Chivu che in Cuesta la voglia di confrontarsi con la società. Noi lavoriamo per lo stesso club, a volte ci sono dinamiche diverse che non sono positive. L’allenatore è sicuramente uno dei tesserati più importanti, ma deve essere comunque più importante il club. Non vuol dire che nella storia del Parma prenderemo per forza degli esordienti, ma questo è stato sicuramente un valore aggiunto: il fatto che sia Chivu che Cuesta abbiano lavorato in grande sinergia con tutti gli uomini del club e ci abbiano ripagato con risultati importanti".
Sull'addio di Chivu.
"All’epoca c’è stata massima correttezza e trasparenza da parte sia di Chivu sia dell’Inter nell’approcciarsi a noi. In realtà formalmente era un allenatore libero perché noi avevamo un’opzione da esercitare. In quei giorni ritenemmo corretto sederci con lui per capire se quello spirito che c’era a febbraio ci fosse anche a maggio, quindi non abbiamo esercitato l’opzione per non creare solo un vincolo che poi dovevamo rompere. Poi è nata l’opportunità Inter ed è stato tutto molto naturale".
Anche la dirigenza è molto giovane.
"Stiamo andando verso una strada chiara: Cuesta, il ds, tanti altri dirigenti e membri dello staff. Stiamo lavorando su quello, stiamo lavorando sul concetto di giovani a 360° e non solo in campo. La proprietà è abituata a ragionare sul merito più che sull’età. Cuesta lo conoscevo, ma quello che colpisce non è la carta d’identità, bensì il fatto che abbia grandi qualità".
Una cosa simile era successa quando era alla Juventus, un modello per direttori giovani.
"Quando penso a quell’esperienza penso anche al Parma e a come mi piacerebbe creare sempre più questa idea di gioventù in tante posizioni all’interno del club. Basti pensare, per citarne alcuni, a Paolo Capparelli (Finance Director) o ad Alessandro Pettinà (Direttore Sportivo) che sono giovani, ma con competenze importanti. Se riguardo agli anni della Juventus, abbiamo avuto dirigenti che hanno poi ricoperto ruoli importanti, a partire più noti come Marotta oggi presidente dell’Inter e Paratici direttore sportivo della Fiorentina. Quando arrivai dal Foligno alla Juventus, pur provenendo dalla Serie C, fui colpito dal rispetto ricevuto subito da Agnelli, Marotta e Paratici. Lì ho capito il valore del rispetto dei ruoli: la forza di quella Juventus era scegliere le persone giuste, dare responsabilità chiare e autonomia. Di quell’esperienza porto con me tanti insegnamenti che vorrei applicare anche a Parma, dove vedo grande potenzialità grazie alla proprietà, alla tradizione e alla città".
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