Ancora Cherubini: "Stadio? Vogliamo rimanere al Tardini. È stato e sarà un valore aggiunto per la squadra"
Federico Cherubini, CEO del Parma, nel corso della sua lunga intervista a Calcio e Finanza, ha fatto una piccola digressione anche sul tema stadio: "Vedremo con quali modalità e quali tempistiche, ma sicuramente c’è un obiettivo di migliorare l’infrastruttura qui, quindi rimanere al Tardini. Pensando in termini di ricavi, evidente che per toccare numeri che possano incidere per una società dobbiamo guardare anche al di fuori del calcio".
Le infrastrutture quanto impattano per il calcio italiano?
"Sugli stadi secondo me si fa un po’ di confusione: avere impianti migliori non basta a migliorare la base. Il tema centrale è l’accesso al gioco. In regioni come Sicilia, Calabria e Campania spesso mancano strutture, trasporti e opportunità per avvicinare i ragazzi al calcio. Non è normale avere così pochi giocatori d’élite provenienti da certe aree del Paese. I costi delle scuole calcio contano, ma non sono l’unico problema: spesso pesa anche la difficoltà logistica. E poi incidono fattori sociali: alcuni studi mostrano che, per esempio, un ragazzo nato dopo settembre in un piccolo centro ha probabilità bassissime di arrivare in Serie A".
Sul rapporto con la città e il club e sul museo nello stadio.
"Questo museo mi ha colpito per quanta storia, quanti trofei importanti ci sono. C’era già un progetto che portava le scuole qui, abbiamo aggiunto il fatto di aver aperto il museo nel giorno gara con un concetto di hospitality: diamo la possibilità di vivere un’esperienza veramente diversa. Qui abbiamo iniziato quest’anno un protocollo per cui incontriamo la dirigenza ospite. Visto che spesso in Italia manca un po’ questa abitudine, abbiamo creato questo piccolo cerimoniale di qualche minuto per cui portiamo la dirigenza degli ospiti qui: alcuni dirigenti di altri club non avevano idea di quanta storia ci fosse nel Parma".
Un legame col territorio che riguarda anche un clima diverso da altre piazze.
"L’atmosfera del Tardini è stata in alcuni momenti un valore aggiunto e sono convinto che lo sarà anche in futuro. Non è una piazza che mette delle pressioni a volte negative. La mia prima partita qui l’anno scorso è stata col Lecce e ci fu una contestazione assolutamente civile. La città è conosciuta per la sua civiltà e questo credo sia anche una cosa positiva perché permette agli allenatori, ma anche a dirigenti e calciatori giovani, di lavorare".
Il Tardini può diventare sempre più un luogo di relazione e rappresentanza della città e della provincia?
"Stiamo iniziando ad andare in quella direzione, lo spazio del museo ha anche quella finalità. Lo stadio è storico, ma siamo riusciti a ricavare degli spazi per hospitality non previsti. Ne abbiamo diversi, è in atto un processo con l’obiettivo del club di potersi dotare di uno stadio più funzionale, più moderno".
Sul progetto Parma Legends.
"In questi quindici mesi una delle cose di cui sono più orgoglioso è che abbiamo riportato il progetto Parma Legends all’interno del club. C’è anche il nostro mister Nevio Scala e tanti campioni passati da qui. Proprio qualche giorno fa una delegazione del club ha fatto visita a Nevio Scala nella sua tenuta e insieme hanno chiamato Tino Asprilla per convocarlo a breve. È un progetto importante perché oltre a ricordare i fasti del passato sono testimonianza viva di un grande gruppo: quando sono insieme il tempo sembra si sia fermato".


