Ambrosi: "Abbiamo una delle tifoserie più calde, spero nella Nazionale. Krause vuole l'Europa"

09.06.2026 17:58 di  Francesco Busoni   vedi letture
Ambrosi: "Abbiamo una delle tifoserie più calde, spero nella Nazionale. Krause vuole l'Europa"

Caterina Ambrosi, capitano del Parma femminile, ha parlato questa mattina in conferenza stampa insieme a Emanuele Valeri ma non davanti ai soliti giornalisti. Infatti, questa volta dietro la telecamera e al microfono c'erano 32 giovanissimi tifosi gialloblù provenienti dalla squadra Under 10 del CUS Parma e dal settore femminile Under 12/15 della Langhiranese. Tante curiosità ma anche vere e proprie domande tecniche in un progetto, Gialloblu Youth Reporters, che da tempo permette ai più giovani di conoscere da vicino i protagonisti del Parma Calcio e vivere l’esperienza di una vera conferenza stampa.

Sugli attimi prima di scendere in campo:
"E una bella sensazione, mi piace perché un po' tutta la tensione che c'è prima, in campo si scioglie e si pensa solo a giocare a calcio".

Il ruolo più difficile in campo?
"Il portiere o l'attaccante".

Cosa significa essere capitano del Parma?
"Una bella emozione, è stato inaspettato, sono arrivata a Parma e mi hanno subito dato questo ruolo invece a una delle compagne che già c'erano. Il mister che c'era ha insistito tanto e io ho sentito tanta fiducia".

Le difficoltà più grandi di un calciatore? 
"Il sacrificio più grande è quello di non avere la propria famiglia vicino e rinunciare alle piccole cose che i ragazzi della propria età fanno di solito, come uscire il sabato sera ma la famiglia sicuramente è la più importante".

Come gestire la rabbia in campo?
"Le emozioni sono una cosa molto forte, ti possono aiutare a dare di più o ostacolarti, può darti tanto in campo ma può essere anche un blocco. Bisogna lasciarla andare durante la partita".

La prima partita al Parma? 
"Mi ricordo un amichevole in Svizzera contro il Servette, li ho scoperto che sarei stata capitano quindi mi porto dietro questo ricordo ed ora sono tre anni che sono a Parma".

Quanto è stato difficile arrivare nel professionismo?
"Non è stato semplice perché il calcio femminile non era così professionistico come lo è adesso, non c'erano le strutture quindi era difficile immaginarlo".

Quando hai iniziato a giocare ed è stato difficile?
"In realtà non è stato difficile iniziare perché avevo e ancora ho amici speciali con cui ho iniziato a giocare e da piccoli non c'erano stereotipi. La mia prima squadra era di maschi, mi hanno sempre custodita però, non mi hanno mai preso in giro e anzi mi proteggevano quando gli avversari invece lo facevano. Ho iniziato a 5-6 anni e il calcio è una costante, mi ha accompagnato in tutte le fasi della mia vita e ne fa ancora parte".

Com'è essere capitano?
"E' bello ma è anche una responsabilità perché sono l'unica persona che può parlar con l'arbitro e devo stare attenta a protestare, ma è una bella responsabilità. E' una responsabilità ma non è un ruolo che porti avanti da sola, le compagne mi danno una mano per sostenere chi magari è in un momento no. Io porto la fascia ma intorno ho sempre le mie compagne".

Il momento più difficile della carriera? 
"E' capitato a Verona perché avevo fatto un bel campionato ma volevo cambiare squadra ma le offerte non arrivavano e sono dovuta scendere in Serie B. Mi dicevo con tutti i sacrifici che ho fatto non vengo ricompensata, però quella stagione la custodisco perché ho conosciuto delle compagne che son diventate amiche ed è stato trampolino per arrivare a Parma".

La prima società? 
"La prima squadra è stata il Bardolino che era la squadra che esisteva prima che l'Hellas Verona comprasse il titolo sportivo".

I migliori gol in carriera? 
"Il primo che ho fatto in Serie A con la maglia del Verona contro la Roma, mi è arrivata questa palla che rimbalzava e non ci ho pensato due volte a calciare forte verso la porta. Con il Parma il migliore risale ad una partita veramente brutta contro la Freedom vinta 1-0, dovevamo vincere assolutamente e lo abbiamo fatto con un gol mio di testa".

L'accoglienza di Parma? 
"Bellissima accoglienza, non pensavo che a Parma ci fosse così interesse nel calcio femminile e invece penso che in Serie A sia una delle tifoserie più calde".

L'obiettivo è raggiungere l'Europa?
"Lo spero perché è un desiderio che il presidente ha, magari non l'anno prossimo ma step dopo step ce la faremo".

La lezione più importante? 
"L'importanza delle relazioni umane essendo uno sport di gruppo, il rispetto dei ruolo delle regole, degli spazi comuni, sei in un gruppo con 30 persone quindi è una buona palestra per la vita di tutti i giorni".

La squadra dei sogni? 
"A livello mondiale il Real Madrid, se penso al club migliore del mondo penso al Real".

Convocazione in Nazionale?
"Lunedi escono le convocazioni e speriamo di sì, bisogna chiedere a Soncin (ride, ndr)".

Vuoi vincere trofei? 
"Non ne ho mai alzati, mi piacerebbe alzarne uno che sia di club o di nazionale in realtà".

La squadra del cuore? 
"Io tifo Fiorentina ma entrambi tifiamo Parma, sempre!"

Un consiglio per i più piccoli che vogliono diventare professionisti.
"Di non pensarci tanto, l'importante è divertirsi che è la cosa più importante di tutte".

Com'è il ruolo del difensore?
"Ho iniziato subito in difesa e sono rimasta lì, mi piace perché vedo tutto il campo, ho solo il portiere dietro di me e c'è tanto spazio davanti  a me".

Quando è nata la passione per il calcio? 
"Passione innata, in pancia scalciavo già tantissimo. Penso di aver ereditato qualche gene calcistico, in passato ho solo ricordi di calcio".

La compagna più divertente?
"Laurita Dominguez".

Com'è vincere un premio personale?
"L'ho vinto l'anno scorso per quel gol di testa, poi la scorsa settimana sono stata premiata tra i migliori difensori della stagione ed è stato bello".

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