Tra dubbi e incognite: ecco perché il Parma deve ripartire da Cuesta l'anno prossimo

13.05.2026 19:29 di  Riccardo Civa   vedi letture
Tra dubbi e incognite: ecco perché il Parma deve ripartire da Cuesta l'anno prossimo
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Dopo aver raggiunto la salvezza con quattro giornate di anticipo, l'obiettivo dei crociati è quello di ottenere più punti possibili come Cuesta spesso ha ripetuto. E' normale però, che i riflettori siano rivolti anche verso la sessione di mercato e la programmazione sulla prossima stagione. Cherubini però, ieri ha affermato di voler rimandare ogni colloquio e ogni discorso sulla prossima stagione a fine campionato, quindi dopo la gara con il Sassuolo. Ecco che, un anno dopo la separazione tra Chivu e il Parma, i dubbi sulla permanenza di Carlos Cuesta riecheggiano. Nelle ultime settimane, i rumors sugli interessamenti di squadre all'estero per il tecnico spagnolo sono stati tanti, ma lo stesso Cuesta ha ribadito in più occasioni di essere in sinergia con la società e di avere ancora un contratto fino al 2027. Insomma, è presto per fare previsioni e ipotesi, ma sarebbe un peccato dover ricominciare ancora da zero un nuovo progetto.

La dirigenza crociata, ha chiesto di priorizzare su tutto la salvezza e possibilmente con più tranquillità rispetto alla scorsa stagione. Risultato? Il Parma non è mai stato in zone basse della classifica e si è salvato con quattro partite da giocare. Che dire, Carlos ha fatto bingo, eppure tanti sono stati gli scettici sul suo conto. Il gioco non spettacolare e spesso improntato sulla fase difensiva, hanno acceso dibattiti e polemiche, ma nelle ultime gare c'è stata una crescita anche nella fase offensiva. Nella gara con la Roma, seppur persa, i crociati hanno disputato forse una delle migliori prestazioni in campionato: contropiedi veloci, pressing alto e la sensazione di poter far male ad ogni azione. Ecco, da qui bisogna ripartire e costruire il futuro, magari con innesti mirati ad un gioco di ripartenze. 

Inoltre, spesso è stato imputato all'allenatore di aver depotenziato alcuni singoli, ma la crescita sotto la sua gestione di Troilo, Keita, Corvi, Britschgi e Ndiaye non è da sottovalutare. La rosa più giovane del campionato, poteva riscontrare più di qualche problema a trovare la giusta quadra, ma le scelte del maiorchino hanno pagato in questo senso. Certo, magari elementi più qualitativi come Bernabé e Pellegrino sono stati costretti a sacrificarsi di più tralasciando spesso l'estetica, ma a posteriori si può dire essersi rivelata un'idea vincente. L'equilibrio tanto desiderato a inizio stagione sembra essere ormai consolidato, dunque perché cambiare?

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