Le voci su Cuesta e le parole di De Rossi aprono il dibattito sui social. Una piccola guida all’uso consapevole: tra libertà di espressione e necessità di filtrare

24.09.2026 00:00 di  Edoardo Mammoli   vedi letture
Le voci su Cuesta e le parole di De Rossi aprono il dibattito sui social. Una piccola guida all’uso consapevole: tra libertà di espressione e necessità di filtrare
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Negli ultimi giorni si è aperto un dibattito sull’operato dei content creators calcistici sui social media a partire dalle parole di Daniele De Rossi nella conferenza stampa pre Parma-Genoa. Le affermazioni del tecnico rossoblu hanno generato sia approvazione sia indignazione e reazioni varie nel mondo del web e tutte hanno un fondo di verità. Dopo aver letto molto negli ultimi giorni ed essendo entrati in un periodo di calcio non giocato per la Serie A, credo sia il momento giusto per esprimere la mia opinione a riguardo. L’obiettivo del presente articolo sarà dunque quello di fornire una piccola guida all’uso consapevole dei social media, seppur per quei pochi che avranno la pazienza di leggerla. Badate che non sono qui per fare il professorino di turno, ma ritengo di poter esprimere un’opinione equilibrata e fondata data l’affinità di questo tema nei miei freschi studi accademici, che mi hanno portato a relazionarmi approfonditamente con queste tematiche riguardanti il giornalismo sui social media.

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De Rossi parla apertamente, Cuesta più diplomatico
Partiamo dunque dal principio, cioè le parole di De Rossi: “Adesso viviamo in un’epoca di comunicazione particolare. Voi giornalisti siete le prime vittime di uno che si sveglia, si compra le cuffiette, si compra la webcam e diventa esperto di calcio, usando un vocabolario imbarazzante”. Sollecitato sul tema, mister Carlos Cuesta ha dato la sua consueta risposta equilibrata, sottolineando come un allenatore debba avere la capacità di filtrare le opinioni e le parole che vengono spese sul proprio operato e su quello della squadra, nella consapevolezza che tutti possono avere un’opinione diversa e che tutti hanno la possibilità di esprimerla liberamente attraverso i social media. Effettivamente credo che il tecnico crociato abbia centrato una questione importante da alimentare in questo dibattito. Al giorno d’oggi i social media sono diventati una presenza quasi imprescindibile nelle nostre vite e hanno dato la possibilità potenzialmente a tutti di esprimere la propria opinione. Questo è assolutamente un aspetto positivo della nostra società, ma allo stesso tempo può diventare un buco nero dal quale è davvero difficile uscire. È dunque necessario saper filtrare la marea di opinioni con cui veniamo in contatto ogni giorno, magari riuscendo a scindere espressioni equilibrate e fondate da sfoghi umorali figli di un dato momento storico.

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Giornalisti e content creator, cielo e terra
Ci tengo dunque a fare una precisazione che ritengo necessaria: tra giornalisti (professionisti e non) e content creator ce ne passa come tra il cielo e la terra. Questo non significa che i content creator siano delle persone squilibrate e parlino a vanvera: assolutamente no, anzi ne esistono di molto competenti e che esprimono la propria opinione in maniera equilibrata e appoggiandosi a delle basi statistiche. Allo stesso tempo, bisogna riconoscere come spesso vengano messi in risalto quelli che fanno più ‘rumore’, pronunciando espressioni colorite (talvolta anche troppo) e lanciandosi in attacchi che sono puramente legati a ciò che si pensa in un dato momento e che, nemmeno una settimana più tardi, rischiano di essere ribaltati da un’opinione esattamente contraria. Il fatto è che non si può ridurre l’universo dei content creator a singoli personaggi che puntano solamente a fare rumore per avere maggior seguito. E allo stesso tempo è spesso difficile paragonare il loro lavoro a quello di un giornalista vero e proprio, che - seguendo i dettami della professione - dovrebbe fornire una visione degli eventi più distaccata ed equilibrata: vedete bene come questo non si possa paragonare - con tutto il rispetto - a tanti contenuti che si vedono sulle piattaforme social.

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Concludiamo con un’opinione…
Concludiamo dunque questo discorso (che spero non sia risultato troppo noioso) con la mia opinione, frutto di anni di studio ed esperienza nel mondo online. Io non credo che i giornalisti debbano considerarsi ‘vittime’ dei social media e che non ci sia assolutamente bisogno di qualcuno che li difenda dai ‘lupi cattivi’, cioè i content creator. Ritengo il ruolo del giornalista fondamentale all’interno dell’informazione digitale, essendo capace - mi ripeto - di fornire una lettura di eventi e notizie in maniera equilibrata e appoggiando la propria argomentazione su dati fondati (un mio vecchio professore diceva che un articolo di giornale è nulla senza dati…). Allo stesso tempo, gran parte della responsabilità passa anche da lettori e utenti dei social media, che devono essere in prima persona capaci di distinguere opinioni serie ed equilibrate da proclami altisonanti figli del momento e che cambiano nel giro di pochi giorni, risultando ondivaghi e ben poco affidabili. 

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Le voci su Cuesta
I social hanno dato a tutti la possibilità di esprimersi e ripeto come questo sia un bene, ma bisogna anche essere consapevoli che alla base di tutto rimane il rispetto del lavoro altrui. Basti pensare alle molte voci che sono state fatte sui social circa il futuro di Cuesta: ho letto tantissimi post in cui si attaccava ferocemente il suo operato, molti dei quali affermavano che non ci stava capendo niente. Io ritengo che molti degli attacchi rivolti verso l’allenatore del Parma siano stati davvero troppo prematuri, anche perché adesso che la partita contro il Genoa è stata vinta, seguendo la stessa logica, Cuesta dovrebbe essere considerato un fenomeno. Ritengo che sia veramente ingiusto alimentare voci infondate nei confronti del lavoro del tecnico e della sua squadra: in primo luogo, perché questo non fa bene all’ambiente e non favorisce un dibattito serio e consapevole; in secondo luogo, perché queste affermazioni non rispecchiano minimamente la realtà dei fatti… Ma questa forse è solo la mia opinione.