Tra unità d’intenti e input societari: l’addio di Cuesta non ha solo ‘due teste’. E chissà fino a dove risalgono le sue radici
Attendevo con ansia la conferenza stampa di oggi, forse non tanto per le parole dello stesso mister Alberto Gilardino, quanto piuttosto per il preambolo che sarebbe stato affidato all’amministratore delegato Federico Cherubini. Ecco dunque che voglio soffermarmi su alcune delle sue parole, ovviamente relative alla separazione tra il Parma e l’ormai ex mister Carlos Cuesta, per cercare di trarne qualche informazione in più. Così come pochi giorni fa ho commentato a distanza di un anno e tre mesi le parole con cui Cherubini aveva presentato lo stesso tecnico maiorchino (per curiosità, leggere QUI), oggi allo stesso modo andrò a enucleare alcuni dei punti che secondo me sono stati toccati da Cherubini e che - a mio modo di vedere - gettano qualche luce in più su questa vicenda.
Unità d’intenti
Partiamo dunque da quello che è stato presentato come il ‘casus belli’ che ha portato alla separazione: ossia l’assenza di unità d’intenti, riscontrata sia dall’allenatore sia dalla società (o almeno “forse”, come ha precisato lo stesso Cherubini). È stato evidente fin da subito come ci fosse una discrepanza di vedute su alcuni fattori, che a mio modo di vedere sono i seguenti: lato società, la mancanza di quello sviluppo nel gioco che era stato ‘promesso’; lato Cuesta, l’assenza di un mercato che potesse oggettivamente indirizzare il lavoro nel senso di questo sviluppo. Non riesco ancora a comprendere come tali discrepanze non siano state riparate nel corso del calciomercato, fatto sta che, arrivati alle soglie di ottobre, lo strappo causato da questi fattori è stato troppo grande da ricucire.
Input societari
Anche se, a mio modo di vedere, la parte più interessante del discorso di Cherubini risiede nella seguente affermazione: “Decisione che parte da un input della società, ma sulla quale ci siamo trovati d’accordo”. Ecco dunque che l’esonero di mister Carlos Cuesta non ha una sola ‘testa’, o forse ne ha una un po’ più ingombrante delle altre. Adesso è palese ed evidente come l’input per l’allontanamento dell’allenatore sia partito direttamente dal presidente Kyle J. Krause (o comunque dai suoi uomini e donne più fidati e fidate): ai vertici della società non è andato del tutto a genio qualcosa nella gestione di mister Cuesta e del suo staff e forse solo a quel punto la spaccatura - che già si avvertiva in precedenza tra dirigenza sportiva e allenatore - si è resa del tutto irricucibile.
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Le radici di un esonero
A questo punto diventa davvero complesso andare a cercare quelle che sono le radici di questo esonero, da definire tale dal momento che - per quanto ci fosse reciprocità di intenti nel non continuare insieme - l’input generato dai vertici della società è troppo potente per non sbilanciare i rapporti di forza. La volontà della società sembra essere stata chiara nell’interrompere il rapporto con mister Carlos Cuesta e, per quanto il tecnico sentisse la scelta come giusta, non si possono considerare le modalità di questo addio dissimili da quelle di un esonero. Allo stesso tempo, evidentemente lo stesso allenatore ha convenuto come non ci fossero i presupposti per andare avanti e ha espresso a sua volta la volontà di lasciare per sempre Parma, tanto che già in pochi giorni è stata ratificata la rescissione del contratto. Si chiude così questa storia, le cui radici sono forse inestricabilmente affondate sotto terra e impossibili da scovare in tutto e per tutto.
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