"Roma non è stata costruita in un giorno", ma nemmeno in un anno Carlos. Per Cherubini, la crescita del Parma passava da Cuesta: è ancora così?

16.05.2026 00:00 di  Tommaso Rocca   vedi letture
"Roma non è stata costruita in un giorno", ma nemmeno in un anno Carlos. Per Cherubini, la crescita del Parma passava da Cuesta: è ancora così?
© foto di Rocca/ParmaLive.com

Carlos Cuesta sarà ancora l'allenatore del Parma nella prossima stagione? Questa è la domanda più gettonata della settimana, alimentata dalle dichiarazioni di Federico Cherubini. Il CEO ducale ha giocato a carte coperte, tenendo aperto ogni scenario, anche quello di una separazione. Un'eventualità che non appare più così improbabile, in una situazione di incertezza che ricorda in modo inquietante quella di un anno fa, quando lo stallo sulla permanenza di Chivu si risolse con una separazione. Al tempo, Cherubini insisteva sulla necessità di trovare un allenatore con fame e motivazione, la stessa motivazione che oggi riecheggia nei discorsi legati al futuro di Cuesta: "Se le motivazioni sono le stesse che ci hanno unito la scorsa estate sicuramente proseguiremo, se invece dovesse essere come lo scorso anno con Chivu, prenderemo strade diverse". 

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Uno scenario che mi sorprende e non poco vista l'investitura di un anno fa, quando nello scetticismo generale, Cherubini dava le chiavi del Parma in mano ad un debuttante di 29 anni. Nella conferenza di presentazione, il CEO del Parma aveva spiegato la scelta di affidarsi a Cuesta con grande chiarezza, inaugurando un progetto pluriennale con il tecnico spagnolo: "In Italia si parla spesso di progetto, si abusa di questa parola e poi il 50% degli allenatori vengono sollevati rispetto all'incarico. Affidiamo progetti pluriennali per interromperli al termine di una stagione. Noi ci siamo chiesti come dare risposta a questo sistema, che spesso porta gli allenatori a vivere un rapporto di conflitto con i club: manca la fiducia. Abbiamo pensato che dovevamo cambiare qualcosa: recuperare la figura dell'allenatore come elemento strutturale della crescita del club. Dunque abbiamo voluto affidarci a un profilo che rispecchiasse gli obiettivi nel medio termine. Noi crediamo - proseguiva Cherubini - che in questo momento sia stata la scelta giusta e che possa supportare la crescita del club, sia negli obiettivi del breve periodo, che saranno inevitabilmente legati ai risultati, ma soprattutto chiediamo a Cuesta e al suo staff di aiutarci a creare la cultura di club che è parte integrante del Parma". 

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L'intenzione sembrava piuttosto chiara, con una presa di posizione forte: a Cuesta non si chiedeva solo di salvare il Parma, come è riuscito a fare, ma anche di gettare basi solide per un ciclo pluriennale. Un anno dopo invece ci troviamo in una sorprendente situazione di stallo: cosa è cambiato in questi 11 mesi? Cuesta è ancora un "elemento strutturale di crescita per il club" o i due percorsi prenderanno traiettorie diverse? Una domanda a cui probabilmente possono rispondere solo i diretti interessati, ovvero la società e il tecnico crociato. Tuttavia, già il fatto che a metà maggio, con una salvezza conquistata con largo anticipo, ci dobbiamo porre questi interrogativi, lascia intendere qualcosa. Per questo, solo una settimana fa, reclamavo un rinnovo, o quantomeno una conferma ufficiale, come segnale che potesse scacciare via ogni dubbio. Al contrario, la settimana ha alimentato i dubbi e questo suggerisce che le parti non abbiano trovato un'intesa totale per la prossima stagione. 

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Torniamo quindi al tema centrale al centro del dibattito, le motivazioni. Partiamo dalla prospettiva della società: sono convinto che in un solo anno, Cherubini non abbia assolutamente cambiato idea sulla progettualità del Parma. L'intenzione di voler costruire un progetto a lungo termine, con una guida tecnica confermata di anno in anno, è ancora, senza dubbio, un desiderio del club. L'unica spiegazione ad una eventuale titubanza dei vertici societari andrebbe quindi ricercata sul lavoro svolto da Cuesta: la società ha sicuramente apprezzato il percorso della squadra e i risultati ottenuti. C'è quindi qualcos'altro, sulla gestione fuori dal campo o sulle idee future del tecnico spagnolo, che può non aver convinto? E se invece, al contrario, fosse Cuesta a non avere più la stessa motivazione?

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Spostiamo quindi l'attenzione sul tecnico spagnolo. Il suo primo anno a Parma è stato senza dubbio convincente, per la maturità e la concretezza mostrate, e questo ha attratto l'interesse di qualche altro club, che potrebbe aver indotto il tecnico spagnolo a qualche riflessione. Non basta questo, però, a spiegare un'ipotetica volontà di andarsene. Resta quindi aperto lo scenario su un mancato allineamento con la società sulle ambizioni future. Non è da escludere che una eventuale distanza sulle motivazioni possa nascere da una visione differente per il futuro del club tra allenatore e società. L'ambizioso Cuesta potrebbe non essere convinto in pieno sui piani della prossima stagione (mercato?) o sugli obiettivi a breve termine fissati dalla dirigenza. 

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Tuttavia, non è nemmeno da escludere che questo sia il naturale decorso di una stagione chiusa in anticipo, che attende una definitiva programmazione dell'anno prossimo in queste settimane a venire. Se così fosse però, se da entrambe le parti ci fosse la forte convinzione di proseguire insieme, diventa discutibile la scelta di non spegnere queste chiacchiere, alimentando di conseguenza un clima di dubbio. Restano vivi quindi i tanti interrogativi, che attendono risposta, ma c'è già una certezza: se dovesse essere separazione, con i presupposti con cui si era partiti, sarebbe un gran peccato e anche una delusione. Cuesta ha insistito più volte sulla necessità di tempo per crescere e costruire un progetto: "Roma non è stata costruita in un giorno", questa era la frase scelta dal tecnico spagnolo per esprimere il concetto. Caro Carlos, e cara società, Roma non è stata costruita nemmeno in un anno. Buttare alle ortiche questo percorso sarebbe un vero peccato. 

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