Quando l’incompetenza diventa arroganza: Gravina tira in mezzo i dilettanti e completa la climax di un delirio che ha affondato il nostro calcio
Non me ne vogliate se per una sera sposterò l’attenzione lontano dal Parma, ma l’immediatezza e l’importanza degli eventi necessitano di un approfondimento. Ovviamente mi riferisco alle parole del presidente della FIGC, Gabriele Gravina, nel post-partita di Bosnia-Italia: un discorso aberrante, agghiacciante, privo di fondamenti logici e soprattutto (non mi stancherò mai di ripeterlo) arrogante. Non voglio nemmeno parlare del risultato sportivo, che ancora una volta ha deluso milioni di italiani e che ci ha privato nuovamente della possibilità di vivere le “notti magiche” di un Mondiale. Ciò che è veramente inaccettabile, a mio modo di vedere, sono le affermazioni di Gravina, totalmente avulso dalla realtà e troppo orgoglioso per fare veramente e sinceramente mea culpa. Ma procediamo con ordine nell’analisi di quello che può essere posto come epitaffio sulla lapide del calcio italiano.
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Partiamo dal principio, quando il presidentissimo ha iniziato il suo discorso complimentandosi con i calciatori e con il commissario tecnico Gennaro Gattuso, sottolineando come fosse dispiaciuto che noi comuni mortali non avessimo potuto apprezzare la loro crescita nel corso degli ultimi mesi. Ma non solo, perché poi ha pure affermato come, sempre noi comuni e miseri mortali, abbiamo perso un momento di sintonia tra i ragazzi. Peccato che questa crescita e questa sintonia abbiano portato a un risultato sportivo infimo, con la nostra Nazionale che non è stata capace di battere la Bosnia, 65° nel ranking FIFA. Ma d’altronde, come lo stesso Gravina ha detto: “I ragazzi hanno dato tutto quello che potevano dare”. E allora…
Ma quello che mi ha mandato veramente in escandescenza è stato quando il nostro caro e beneamato presidentissimo ha tirato in mezzo il mondo del dilettantismo sportivo: “Il calcio è uno sport professionistico, gli altri sport sono dilettantistici e dobbiamo fare anche un rapporto sulla base dell’equità, visto che si possono effettuare scelte che in sport professionistici non si possono attuare”. È incredibile, inaccettabile, ma soprattutto irrispettoso e puramente arrogante giustificarsi (o tentare di farlo, o non so cosa avesse in mente dicendo queste cose) puntando il dito verso il fatto che il calcio sia uno sport professionistico mentre altri non lo sono. Come se il fatto di essere dilettanti agevolasse questi atleti, i quali a più riprese hanno onorato la nostra Nazione. Persone, anzi Atleti (con la A maiuscola) come Mattia Furlani, Nadia Batocletti, Andy Diaz, Federica Brignone e molti, moltissimi altri, sono l’esempio di un’Italia che sa vincere. Anzi, di più: che sa competere nei sani valori dello sport e che onora la maglia che indossa e il popolo che rappresenta. Ed è irrispettoso che Gravina, dopo una sconfitta indecente da parte della nostra Nazionale, abbia l’arroganza di tirare in ballo atleti che si meritano solamente stima e applausi.
Le parole di Gravina sono un totale delirio di onnipotenza da parte di chi questo potere lo ha perso mesi e mesi fa. Facciamo qualche passo indietro, più precisamente al giorno seguente alla sconfitta della nostra Nazionale in Norvegia: dopo l’umiliante 3-0 subito tra i fiordi, Gravina ebbe il coraggio di appellare i nostri avversari con l’aggettivo “corazzata”. La Norvegia una corazzata, capace di fare il bello e il cattivo tempo contro l’Italia. E come se non bastasse lo stesso presidentissimo, dopo aver ribadito la propria fiducia in Spalletti, poche ore dopo si è fatto sbeffeggiare dallo stesso CT che, in conferenza stampa, ha annunciato in prima persona le decisione di Gravina di esonerarlo. Follia più totale, oscuro e tenebroso prologo di una tragedia (sportivamente parlando) già annunciata.
Mi sono dilungato fin troppo e voglio dunque giungere alla conclusione di questo mio discorso. Come ho scritto in apertura, considero il discorso di Gravina come il vero e proprio epitaffio del calcio italiano: negli anni la dirigenza azzurra ha scavato la fossa e adesso ci ha posto pure la lapide. La mia speranza è che si vada incontro a una riforma totale: non so in che modo e in che senso, e non sta nemmeno a me dirlo. Ma la cosa di cui sono certo è che Gravina non è in grado e soprattutto non merita di essere alla testa della nostra Federazione: la sua arroganza e la sua mancanza di rispetto verso gli italiani, il calcio e soprattutto il resto del nostro movimento sportivo hanno toccato un livello impossibile da accettare. Anche solo per conferire un minimo di credibilità al nostro calcio, non lo possiamo più accettare.


