La cessione di Pellegrino e una nuova (o quasi) tabula rasa. La politica delle offerte ‘irrinunciabili’ è più che comprensibile, ma si rischia di ripartire sempre da zero

23.07.2026 00:00 di  Edoardo Mammoli   vedi letture
La cessione di Pellegrino e una nuova (o quasi) tabula rasa. La politica delle offerte ‘irrinunciabili’ è più che comprensibile, ma si rischia di ripartire sempre da zero

Mateo Pellegrino è entrato, inevitabilmente, al centro delle voci di mercato in casa Parma. Devo ammettere che un po’ ho sperato nel fatto che potesse rimanere immune dalla classica girandola del calciomercato, ma le sue prestazioni (e soprattutto i suoi gol) nell’ultima stagione lo hanno reso un bottino troppo ghiotto per non entrare nei radar dei grandi club europei. Per questo motivo mi accingo a parlare per la seconda settimana consecutiva (dopo il mio editoriale di settimana scorsa) dell’attaccante argentino, anche se con una sostanziale differenza di tema: se nell’articolo di settimana scorsa mi sono concentrato sulle modalità di ‘corteggiamento’ delle squadre italiane nelle ultime sessioni di mercato, in questa occasione voglio spostare il focus della mia argomentazione sul Parma e sulla sua politica delle offerte ‘irrinunciabili’.

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Ma facciamo un passo indietro, necessario per esprimere meglio la mia posizione. Qualche settimana fa, pensando a quante cessioni sarebbero state ‘in programma’ in questa sessione di mercato, me ne ero prefissate solamente due: per la precisione Zion Suzuki e Mandela Keita, sia perché potenzialmente più remunerativi sia perché li considero i due profili più internazionali nella rosa del Parma, pronti al salto di qualità (magari in Premier League) dopo due stagioni di livello in Serie A. Pochi giorni dopo questa mia riflessione ho dovuto inserire (mio malgrado) anche Adrian Bernabé in questo elenco, “che fece il gran rifiuto”, per dirla con le parole del caro Dante (a dir la verità lui aggiunse “per viltade” alla sua invettiva contro Celestino V, ma non è questa la sede per parlare dell’argomento). Comunque, dopo questo evento ho allargato il mio personale elenco a tre cessioni, considerandolo un numero consono a mantenere pressoché intatto il valore della rosa. Ma adesso la trattativa (o presunta tale) per la cessione di Pellegrino scombina i piani e mi costringe a vedere la situazione sotto una nuova luce.

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Comprendo perfettamente la politica delle offerte irrinunciabili: il Parma, giustamente, non può ancora considerarsi come punto di approdo per certi calciatori e dunque non può rifiutare certe cifre, anche perché la società ha messo ben in chiaro la filosofia del player trading per trarre il maggior profitto possibile dai propri investimenti. Allo stesso tempo, però, ritengo questo tipo di politica piuttosto sterile nei confronti della mera realtà sportiva: comprendo che il calcio professionistico è anche e soprattutto un business, ma non è solo quello. E, come ho già messo in evidenza nel titolo, questo tipo di politica nasconde il rischio di ripartire sempre da zero, anno dopo anno, senza mai riuscire ad alzare effettivamente il livello o comunque cominciando ogni stagione con un margine di incognita che cela una percentuale di rischio superiore.

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E soprattutto non è detto che ciò che è andato bene nelle ultime stagioni si ripeta anche in quelle successive. Il lavoro di mister Carlos Cuesta nell’annata appena passata è stato egregio e ha portato a un risultato quasi insperato. Pensare, però, che migliorare o anche solo ripetere tale percorso sia un qualcosa di sicuro significherebbe peccare di tracotanza e addossare una pressione ingiusta sulla squadra. Ripeto che comprendo la politica delle cessioni attuata fino a questo momento dal Parma, ma è giusto che i tifosi in primis si aspettino una società che punta ad alzare il livello di anno in anno. Cedere i migliori giocatori, soprattutto di fronte a offerte molto cospicue, è più che comprensibile, ma credo che a un certo punto la dirigenza crociata debba tirare una linea e segnare un confine netto. Anche da questo, a mio parere, si comprendono le ambizioni di una società e gli sviluppi delle ultime settimane mi stanno - forse - facendo un po’ ricredere delle mie convinzioni pregresse.

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