“Nel bene e nel male, sono Carlos Cuesta”: quanto è stato vero? Il tecnico ha affermato che sua identità non è negoziabile. E forse questo è il messaggio più forte che ha lanciato al Parma

21.05.2026 00:00 di  Edoardo Mammoli   vedi letture
“Nel bene e nel male, sono Carlos Cuesta”: quanto è stato vero? Il tecnico ha affermato che sua identità non è negoziabile. E forse questo è il messaggio più forte che ha lanciato al Parma

"Nel bene e nel male, sono Carlos Cuesta. Farò errori e scelte giuste, ma provo sempre a fare il massimo per raggiungere i nostri obiettivi": così parlava il tecnico crociato prima di Parma-Genoa, rispondendo a chi lo aveva additato come degno successore di Allegri. Giunti quasi al termine della stagione e viste le molte voci attorno al possibile futuro di Carlos Cuesta, mi sembra giusto cogliere l’occasione per proporre una riflessione su quanto fatto dall’allenatore maiorchino nel corso di questa stagione. Mesi fa la frase con cui ho aperto l’articolo mi aveva molto impressionato, perché mi ha riportato alla mente (forse sarò noioso, ma vedrete che il discorso fila) l’incipit di uno dei più celeberrimi romanzi italiani che hanno al centro appunto il tema dell’identità: Il fu Mattia Pascal.

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La storia, bene o male, la sappiamo tutti: Mattia Pascal scopre, leggendo un giornale, che è stato dato per morto dopo il ritrovamento di un cadavere nel suo mulino. A quel punto, il protagonista non si scompone ma approfitta della situazione per iniziare una nuova vita, sotto il nome di Adriano Meis. Dove voglio arrivare? Al fatto che la frase incipitaria di questo articolo ricorda molto da vicino l’incipit della premessa del romanzo di Pirandello, che scrisse così: “Una delle poche cose, anzi forse la sola ch’io sapessi di certo era questa: che mi chiamavo Mattia Pascal”. Una frase che mi ricorda molto da vicino quanto detto da mister Cuesta, non tanto per le parole ma piuttosto per il forte concetto di identità che viene espresso. Un’identità ribadita ancora una volta nell’intervista realizzata dalla giornalista Alessia Tarquinio, nel corso della quale Cuesta ha affermato come “il modo di giocare può essere negoziabile, il mio modo di vivere no”.

Torniamo dunque alla frase con cui abbiamo iniziato questa riflessione e chiediamoci: quanto è stato vero? La mia risposta è: molto. Ma procediamo con ordine. Nel momento in cui è arrivato a Parma, Cuesta è stato addossato di aspettative, legate alla sua nazionalità spagnola e alla sua giovane età. I giudizi sono stati affrettati, molto affrettati, dal momento che il Parma non ha mai espresso un gioco spumeggiante, fatto di tiki taka e sovrapposizioni. Questo ha alimentato ben presto malumori nei confronti di una squadra più “italiana” di quanto ci si aspettasse. Ma, come ha spesso ripetuto lo stesso Cuesta, si trattava appunto di aspettative. Il tecnico maiorchino, infatti, è andato avanti per la sua strada e ha saputo trasmettere la sua identità: ossia quella di sapersi adattare benissimo al contesto, comprendendolo a fondo e creando un percorso che alla fine ha portato ai risultati richiesti. 

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Concludo questa riflessione con un’altra frase pronunciata da Cuesta durante l’intervista a TarquiTalks: “Quello che devi fare è andare dritto con una linea. Quella linea deve avere anche dei grigi. Quello che non puoi fare è oggi essere bianco e domani essere nero: così non sei niente”. A mio modo di vedere, Carlos Cuesta è stato effettivamente Carlos Cuesta e lo è stato fino in fondo: non ha vissuto una scissione degna del celeberrimo Mattia Pascal e ha mantenuto la sua identità, senza voler essere un Adriano Meis. Anche perché, come ci insegna quella storia (e come sottolinea lo stesso Cuesta), quando si prova a essere qualcun altro alla fine si rischia di perdere se stessi. Cuesta non ha negoziato sulla propria identità e l’ha portata fino in fondo: questo è il messaggio più forte che ha lanciato al Parma.

L’identità di Cuesta è quella di un allenatore aperto al dialogo, che sa comprendere il contesto in cui si trova e calarvisi in tutto e per tutto, portando appunto a un avvicinamento tra le parti. Negli ultimi giorni ho sentito parlare di voci sul fatto che la dirigenza crociata non sarebbe convinta delle modalità con cui è arrivata la salvezza. Lo ritengo un pensiero legittimo, ma allo stesso tempo sono sicuro che sia tutto parte di quel percorso del quale ha tanto parlato Cuesta. A mio modo di vedere ci troviamo di fronte a una persona di straordinaria intelligenza e sarei ben contento se rimanesse sulla panchina del Parma. Purtroppo non ho la sfera di cristallo e non posso predire il futuro, così come non posso sapere tutti i discorsi che si fanno a Collecchio: dunque rimango qui, come voi, in attesa di quello che ci riserverà il prossimo futuro.

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