‘Mercato che non rifarei - Parma 2026 Edition’. Cuesta ha ragione: il tempo non è un alibi. Difficile però trovare un filo logico nelle scelte della dirigenza crociata
‘Mercato che non rifarei - Parma 2026 Edition’: se fossi un content creator e dovessi registrare un video per commentare il mercato del Parma, penso che utilizzerei proprio questo titolo. Ma calma: non voglio assolutamente dire che sia tutto da buttare. Anzi, non sono così catastrofico. È però necessario procedere con ordine e analizzare l’andamento della sessione di calciomercato appena conclusa e comprendere (o almeno provarci) le logiche che hanno guidato l’operato della dirigenza crociata.
Acquisti e cessioni: prima una linea dritta, ma poi…
A mio modo di vedere il mercato del Parma è scisso tra un prima e un poi. A inizio giugno tutti erano consapevoli che ci sarebbero state delle cessioni, anche importanti, come ormai siamo abituati. Ma l’atteggiamento del club crociato inizialmente mi ha stupito: il Parma, infatti, è andato ad acquistare con fermezza i sostituti di chi non era ancora partito, come Giovanni Daffara, El Bilal Touré e David Romero, preludio alle cessioni di Zion Suzuki e Mateo Pellegrino, dolorose sì, ma comprensibili. Da qui, però, almeno io ho perso il filo logico, in particolare dopo la cessione di Alessandro Circati: mandata giù - seppur con amarezza - la partenza dell’australiano, abbiamo dovuto aspettare l’ultimo giorno di mercato per avere il suo sostituto. La mia domanda è: perché per le prime due cessioni si era operato preventivamente a comprare i sostituti, mentre per il difensore ci sono volute quasi tre settimane di trattative? Va bene che la cessione di Circati è stata inaspettata, ma con il bottino guadagnato dal club crociato penso che si potesse trovare più velocemente un sostituto degno dell’australiano.
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Il grande assente nella stanza
Vengo dunque a esporre il problema più grande nel calciomercato del Parma. Ho letto di tutto e di più sul modulo che mister Cuesta sta adottando per la sua squadra. Mi pare piuttosto evidente, però, che fin dall’inizio il tecnico maiorchino abbia impostato un sistema di gioco che comprendesse due esterni offensivi: una sostanziale differenza rispetto alla passata stagione. Ed ecco qui il problema, lampante ed evidente: dove sono gli esterni offensivi? Il mercato del Parma, infatti, non ha fatto seguito in questo senso alle volontà del suo allenatore: è vero che sono arrivati Diallo e Lontani, ma entrambi sono senza esperienza in prima squadra e il classe 2008 non è un vero e proprio esterno, tanto che Cuesta lo ha provato addirittura come mezz’ala (lo ha detto lo stesso Lontani in conferenza stampa). Lo stesso CEO gialloblu Federico Cherubini aveva detto come nell’ultima settimana di mercato si sarebbe provveduto all’acquisto di un esterno offensivo: eppure nell’ultima giornata di mercato questo obiettivo è stato taciuto, sparendo progressivamente dalle nostre speranze. A questo punto non posso che chiedermi: dov’è il filo logico in tutto questo?
Il tempo non è un alibi
La situazione è certamente acuita dall’inizio di stagione negativo da parte della squadra: tre sconfitte consecutive nelle quali il Parma - a mio modo di vedere - ha fatto intravedere qualcosa di nuovo a livello offensivo, ma al momento la metamorfosi iniziata da Cuesta è ancora in nuce. E a questo punto mi voglio soffermare su alcune frasi dette ieri sera dal tecnico in conferenza stampa, cominciando da: “Sembra che il tempo sia un alibi, ma alla fine anche l'anno scorso abbiamo avuto bisogno di un momento di tanti cambiamenti”. Potete dire ciò che volete, ma ha ragione. Anche l’inizio della scorsa stagione aveva portato tanti dubbi, ma poi Cuesta e la squadra hanno trovato i meccanismi giusti e la giostra ha iniziato a girare. E quest’anno vale lo stesso principio: serve tempo, una parola che non è una semplice scusa per scrollarsi di dosso le responsabilità.
Momenti di incertezza
Chiariamo subito: con questo non voglio dire che Cuesta e i giocatori siano esenti da colpe e che non possano fare meglio. Assolutamente no: sono loro i colpevoli di questo inizio di stagione negativo. Ma attenzione: non sono i soli. Mi rivolgo ancora alle parole del tecnico crociato: “C'è stato un periodo dove c'è stata incertezza”. E qual è questo ‘periodo di incertezza’ se non le ultime settimane di mercato? Abbiamo sempre la sensazione che Cuesta nei suoi interventi non dica niente, ma bisogna leggere tra le linee: la squadra è cambiata molto e ha visto partite tre dei suoi migliori giocatori, due dei quali (Pellegrino e Circati) hanno lavorato a lungo con la squadra. Cuesta si è trovato da un momento all’altro a dover fare a meno di loro, perdendo proprio quella ‘certezza’ di cui ha parlato ieri. E il mercato in entrata non lo ha soccorso in tal senso, dato che solo ieri sono stati ultimati gli acquisti. Adesso il mercato è finito e il Parma tornerà a lavorare con ciò che ha: a Cuesta e al suo staff il compito di trovare l’ago nel pagliaio e restituire ai crociati il giusto spirito che si è visto nella passata stagione.
Capitolo commenti: ciò che è giusto e sbagliato
Voglio concludere questo mio lungo pensiero (spero non vi siate annoiati) con una sezione dedicata ai commenti di tifosi, e non solo. Nelle ultime settimane, e soprattutto la gara di ieri, ho letto di tutto, tra commenti di speranza e altri declamatori. Mi voglio soffermare, però, su un concetto in particolare che ho letto e punto il dito contro chi ha detto che la ‘fortuna di Cuesta è finita’. Io ritengo che ridurre il lavoro compiuto e i risultati ottenuti da mister Cuesta e dal Parma nella passata stagione a semplici ‘colpi di fortuna’ sia un’azione ingiusta, illegittima e denoti scarse proprietà intellettuali. Davvero c’è chi crede che i 45 punti della scorsa stagione siano stati ottenuti solo per motivazioni legate al fato e alla buona sorte? Badate bene: comprendo le critiche e sono d’accordo che la squadra sta attraversando un momento negativo. Ma da qui a dire che i risultati del Parma sono dovuti solamente alla fortuna ce ne passa. Un conto è criticare, un altro è dire delle falsità. A buon intenditor...


