Lo scalpo del Milan forse farà finalmente tacere qualche voce su Cuesta. Il suo risultatismo, alla fine dei conti, ha già (quasi) portato il Parma alla salvezza
Archiviate le polemiche arbitrali sul più che discusso gol segnato da Troilo contro il Milan (per il quale mi rifaccio all’opinione espressa da un mio collega la sera stessa della partita sul nostro sito, con la quale mi trovo completamente d’accordo - LEGGI QUI), è arrivato finalmente il momento di dire la mia su questo Parma e su mister Carlos Cuesta. Per gran parte della stagione il tecnico crociato è stato ferocemente criticato per non aver dato alla squadra un gioco spumeggiante e votato all’attacco. Nonostante Cuesta abbia più volte messo in chiaro il suo piano di lavoro (anche in maniera esplicita, come avvenuto prima della gara contro il Como), le critiche di gran parte del mondo calcistico hanno continuato a imperversare, anche da parte di chi quest’anno forse ha visto giusto due o tre partite del Parma (magari quelle contro le big).
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Il tecnico maiorchino è stato più volte tacciato di essere semplicemente un “risultatista”, di essere un degno seguace del cortomusismo proprio di Max Allegri, e c’è stato perfino chi ha detto che il suo è un calcio retrogrado e lontano dal modernismo che ci si aspetta da un allenatore che proviene dall’estero. Innanzitutto vorrei comprendere cosa sia effettivamente il calcio moderno, che a mio modo di vedere non rispecchia necessariamente il tiki taka della scuola che fa capo a Guardiola. Ma veniamo forse al nodo centrale che vorrei trattare in questo mio discorso, cioè: dopo tre risultati utili consecutivi, che hanno portato il Parma nelle zone liminari della lotta salvezza, cosa possiamo chiedere di più a Carlos Cuesta?
Io comprendo benissimo le critiche volte a sottolineare la sterilità offensiva del Parma e non posso esimermi dall’essere d’accordo: è un dato oggettivo che il Parma fatichi a creare occasioni in attacco. Allo stesso modo non si deve per forza impostare un gioco offensivo e Cuesta avrà compreso fin dall’inizio della stagione quale fosse la ricetta migliore per il suo Parma. Alla fine dei conti, il tecnico crociato ha costruito una squadra solida, equilibrata (come tanto gli piace sottolineare) e pragmatica, che ha dimostrato in più occasioni di resistere nelle fasi di difficoltà e colpire con cinismo al momento opportuno. In questo modo il Parma si trova ad avere 32 punti dopo ventisei giornate di campionato: una media punti che proietta la squadra verso un potenziale di 46 al termine della stagione. Sfido chiunque a dire che a inizio stagione si sarebbe aspettato un Parma con così tanti punti in classifica. Anzi, c’era chi prospettava che Cuesta sarebbe stato il primo allenatore esonerato…
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Per concludere questa mia perorazione vorrei riprendere il titolo che ho scelto per questo articolo: adesso che Cuesta ha riportato lo “scalpo” del Milan, forse (e finalmente) tutte queste voci e queste critiche nei suoi confronti dovranno tacere. E la cosa di cui sono contento è il fatto che Cuesta sia arrivato a questo punto con la forza delle sue idee: il tecnico crociato è andato dritto col percorso che aveva tracciato per la sua squadra e i risultati gli hanno dato ragione. Alla fine non ha creato una squadra esteticamente appagante o rivoluzionaria, ma senza dubbio solida e pragmatica. E, cosa forse più importante di tutte, si avvia a centrare l’obiettivo stagionale con ben largo anticipo e in relativa tranquillità: forse in molti dovranno rivedere qualcosa nei propri giudizi su Carlos Cuesta. Anche se a posteriori tutto è più semplice.


