Un anno fa l’arrivo di Cuesta, adesso il Parma deve decidere cosa fare ‘da grande’: alzare l’asticella o un’altra stagione di rifondazione?

18.06.2026 00:00 di  Edoardo Mammoli   vedi letture
Un anno fa l’arrivo di Cuesta, adesso il Parma deve decidere cosa fare ‘da grande’: alzare l’asticella o un’altra stagione di rifondazione?

“Carneade! Chi era costui?”: così iniziavo, esattamente un anno e un giorno fa, il mio editoriale ‘di benvenuto’ a mister Carlos Cuesta. La citazione ai Promessi Sposi era dovuta alla poca (o quasi nulla) conoscenza che si aveva del tecnico maiorchino, che però negli ultimi dodici mesi ha avuto modo di farsi conoscere, e anche bene. “Da Carneade a generale”: prendo in prestito il bellissimo titolo ideato da un mio collega (se volete potete leggere QUI il suo articolo) per sottolineare la trasformazione di mister Carlos Cuesta, che da ‘signor nessuno’ è passato in poco tempo ad alimentare discussioni e dibattiti, tanto che gli amici de La Ragione di Stato gli hanno assegnato il soprannome di ‘Generale Inverno’, per evidenziare l’atteggiamento spesso difensivo adottato dal suo Parma. Ma l’epiteto di ‘Generale’ ben si addice al ruolo assunto da Carlos Cuesta nel corso della stagione: il tecnico maiorchino è stato capace di assumere la guida della squadra e condurla alla salvezza, raggiungendo l’obiettivo stagionale con largo anticipo.

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A un anno dal suo arrivo e dopo la sua riconferma sulla panchina gialloblu, è giunto il momento di programmare la prossima stagione e, come ho scritto nel titolo, il Parma deve decidere cosa vuole fare da grande. Mi spiego meglio. Sono settimane che sentiamo voci di accostamenti e di interessamenti per i giocatori del Parma da parte di squadre italiane e inglesi: Troilo, Pellegrino, Circati, Bernabé, Keita e Suzuki sono finiti nel mirino di grandi club, che stanno preparando l’assalto ai pezzi da novanta della rosa crociata. Il problema che si pone, o meglio che io pongo, risiede nel fatto che il Parma non potrà privarsi di tutti i big della propria rosa, anche di fronte a offerte allettanti. Già nella passata finestra di mercato estiva la squadra ha subito un profondo ricambio, con diversi giocatori venduti a cifre molto alte e l’arrivo di giocatori promettenti, ma che hanno avuto bisogno di tempo per adattarsi al nostro campionato. Questo elemento ha influenzato anche la prima parte della stagione crociata, quando il Parma di Carlos Cuesta ha faticato a ingranare le marce e ha subito tante critiche. Poi i crociati hanno alzato i giri del motore grazie all’apporto dei nuovi, che si sono ambientati e hanno così portato nuove energie alla squadra.

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A mio modo di vedere, un’altra sessione di mercato sulla falsariga dell’estate scorsa sarebbe un segnale evidente dell’inizio di una nuova stagione di rifondazione: partire nuovamente da zero, con altri giovani di prospettiva e con l’incognita di una stagione che può rivelarsi anche negativa. Credo invece che sia arrivato il momento di alzare l’asticella e mantenere uno zoccolo duro della rosa, a partire dal quale innestare altri giocatori sia di qualità sia di prospettiva. In questo contesto, penso che sarebbe adeguato procedere a due sole cessioni, magari le più remunerative, e con questo mi riferisco a quei giocatori che potrebbero volare in direzione Inghilterra, come Keita e Suzuki. In questo modo il Parma manterrebbe gran parte di quella rosa che ha ben performato in questa stagione, andando poi a inserire nuovi giocatori che possano alzare la qualità e magari proporre un tipo di gioco più fluido. Ma tutto questo dipenderà ovviamente dalle scelte della dirigenza del Parma, che dovrà decidere ‘cosa fare da grande’: vedremo un’altra stagione di rifondazione? O il mercato sarà impostato per alzare l’asticella e puntare a qualcosa di più che alla semplice salvezza?

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