L’anatomia di un divorzio: tra Cuesta e Parma un matrimonio con un terzo incomodo troppo ingombrante da ignorare
La notizia di giornata non può che essere una: la rescissione tra Carlos Cuesta e il Parma ha monopolizzato l’attenzione dei tifosi crociati, ma come si è arrivati a questa fine tanto inaspettata quanto definitiva?
La storia di Cuesta e il Parma non è nata sono stelle favorevoli. Sin dai primi giorni nella città emiliana il tecnico maiorchino è stato accompagnato da pesanti critiche per la sua scelta, con la società imputata di aver scommesso ancora una volta e di giocare con il fuoco dopo l’esperienza Cristian Chivu. Le prime giornate non hanno fatto sorridere il maiorchino e i gialloblu. Dopo 4 turni di Serie A erano arrivati solo due punti e un gol, dopo 11 partite di campionato i punti erano diventati 8 e troppo pochi per poter convincere i tifosi gialloblu e sedare le feroci polemiche.
Con il passare delle settimane la situazione non è propriamente migliorata: la sconfitta casalinga contro la Lazio in undici contro nove è stato forse il punto più basso dell’avventura di Cuesta al Tardini, e il nuovo anno non è iniziato subito con il piede giusto: gli 8 gol subiti tra Atalanta e Juventus hanno portato a polemiche ancor più forti, ma con un po’ di astuzia e di fortuna Cuesta è riuscito a sedarle, grazie a tre vittorie di fila decisive per la vittoria finale. Anche dopo la ricaduta contro Torino e Cremonese (4-1 e 2-0) il tecnico è riuscito a riguadagnare il controllo della squadra, trovando i punti decisivi per la salvezza ad aprile contro Udinese e Pisa.
Nonostante una salvezza in carrozza (45 punti, miglior risultato in Serie A da diversi anni per il Parma) i dubbi sulla sua permanenza hanno preso la scena tra maggio e inizio giugno. A quel punto l’addio sembrava ormai scontato, con Cuesta che pareva ormai pronto a lasciare Parma dopo un solo anno. A sorpresa i ducali e il maiorchino hanno deciso di continuare il proprio cammino insieme, ma le conferme che Cuesta cercava non sono mai arrivate. Un mercato insoddisfacente per il tecnico e un persistente dubbio sul modulo da utilizzare ha fatto iniziare la stagione ancora una volta sotto le critiche. Ad accompagnarle ovviamente le polemiche per la mancanza di un gioco e di una identità di squadra capace di poter calmare le acque. La vittoria contro il Genoa sembrava aver potuto risanare la situazione, ma così non è stato.
Ciò che emerge da questa piccola analisi del divorzio tra Cuesta e Parma è che la storia tra le due parti è sempre stata costellata di critiche: polemiche che non hanno mai lasciato in pace l'allenatore, ma che spesso hanno evidenziato di come il suo gioco abbia mancato di acutezza offensiva. Se quelo tra Cuesta e il Parma dovesse essere comparato a un matrimonio, le due parti sarebbero allora sempre accompagnate da un terzo incomodo troppo ingombrante da essere ignorato: le critiche verso il maiorchino sono state una costante, oggi per il non-gioco e domani per le sue scelte, e per quanto spesso siano state oltremodo feroci non sempre hanno dipinto il falso. Ora servirà voltare pagina, con il dubbio però di aver perso un anno e qualche settimana per l’ennesima parentesi anonima.


