L’acquisto di Daffara ha reso manifesta la volontà di cedere Suzuki. Ma il Parma mette le cose in chiaro: si vende solo alla giusta cifra. E senza formule da rompicapo
L’inizio del calciomercato, come di consueto, porta con sé le sue voci di mercato, con indiscrezioni e accostamenti che giungono da ogni dove (talvolta anche contraddicendosi). In particolare le big del nostro campionato sono ormai solite marciare con campagne mediatiche che le vedono interessate a decine di giocatori, anche se poi alla fine, spesso e volentieri, rimangono in mano con un pungo di mosche (vedere il caso di Marco Palestra, l’ultimo solo in ordine cronologico). In questo vortice di dicerie sono finiti, ovviamente, anche alcuni giocatori del Parma, attenzionati da squadre italiane ma anche estere. Tra questi vorrei concentrarmi in primo luogo su Zion Suzuki e riflettere su un “problema”, se così lo vogliamo chiamare.
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Mi accingo dunque a esporre il mio pensiero: come ho già scritto nel titolo di questo articolo, l’acquisto preventivo di Giovanni Daffara da parte del Parma ha reso manifesta (anche se già ne si era ben consapevoli) la volontà del club crociato di cedere Zion Suzuki. Non voglio certamente nascondermi dietro a un dito: era già ovvio da mesi che il portiere giapponese sarebbe stato uno degli uomini-mercato in casa Parma e avevamo già fatto i conti con i possibili interessamenti dalle altre squadre. Non voglio nemmeno affermare che l’acquisto di Daffara abbia ‘svalutato’ il cartellino di Suzuki: il valore del giocatore è sotto gli occhi di tutti (lo ha ben dimostrato sul palcoscenico mondiale) e la dirigenza gialloblu non intende fare sconti per un portiere che ha sulle spalle due stagioni importanti in Serie A. Allo stesso tempo è innegabile dire che l’arrivo di un altro portiere, potenzialmente titolare, ha messo Suzuki quasi alla porta e le società acquirenti sono ben consapevoli che il Parma vuole vendere il portiere e fare cassa.
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La dirigenza crociata però ha più volte dimostrato, anche nel recente passato, che si vende solo alle cifre stabilite: il caso di Giovanni Leoni nella scorsa sessione estiva di calciomercato ne è un chiaro e lampante esempio. Dunque chi vorrà comprare Suzuki si dovrà presentare dalle parti di Collecchio con almeno 30 milioni di euro, altrimenti non ci sarà niente da fare. E questo vale anche per tutti i giocatori vociferati negli ultimi giorni, a partire da Mandela Keita (molto richiesto in Inghilterra) e Mateo Pellegrino, inserito nella lista dei desideri della Juventus, anche se il club bianconero sta già ‘litigando’ con il budget da destinare al mercato, come si sta ben vedendo nella trattativa per Emiliano Martinez, dove il modus operandi della Vecchia Signora mi fa sorgere un dubbio: se 10 milioni per il portiere argentino (tra l’altro campione del mondo in carica al momento, e chissà) sono considerati troppi, come potrebbero sganciarne almeno 30 per Suzuki? Ma su questo non mi voglio dilungare.
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Veniamo dunque all’ultima spinosa questione di questa mia trattazione, che riguarda appunto la formula con cui il Parma intende cedere i suoi giocatori. Ormai nelle ultime sessioni di mercato siamo abituati a vederne di tutti i colori: prestiti con diritti di riscatto condizionati al raggiungimento di determinati obiettivi, divisi in personali e di squadra, a loro volta frazionati tra facilmente raggiungibili e altri dalla difficoltà pari al risolvere l’enigma della sfinge tebana e chi più ne ha più ne metta. In questi giorni ho già letto di possibili offerte di questo tipo, ma io credo che la dirigenza crociata non si farà facilmente abbindolare. D’altronde voglio sottolineare come sì il Parma abbia intenzione di vendere, ma non abbia assolutamente nessuna fretta: il caso di Leoni (già citato) ne è un esempio, dal momento che, dopo un’estate di corteggiamenti da parte dell’Inter, alla fine l’acquisto da parte del Liverpool si è concretizzato solo a metà agosto e in seguito il Parma ha avuto tutto il tempo di trovare un valido sostituto. Dunque anche in questo calciomercato ci dobbiamo aspettare un simile sviluppo: non c’è nessuna fretta di vendere e la dirigenza ducale si prenderà tutto il suo tempo per decidere quale offerta accettare. Con l’obiettivo, ca va sans dire, di trovare il miglior offerente.
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