Il Parma ferma la sua fuga sulla salita più bella. Ora importante analizzare e ripartire, per arrivare al traguardo prima del gruppo

14.03.2026 00:00 di  Francesco Servino   vedi letture
Il Parma ferma la sua fuga sulla salita più bella. Ora importante analizzare e ripartire, per arrivare al traguardo prima del gruppo
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Come un ciclista in fuga, che sul più bello della salita si ritrova con una ruota forata con gli avversari che si alzano sui pedali e con il gruppo che si riavvicina pericolosamente, così il Parma di mister Carlos Cuesta ha subito a Torino una pesante battuta d’arresto che ha interrotto una striscia di risultati utili che andava avanti da oltre un mese. Il 4-1 dello Stadio Olimpico Grande Torino non lascia scampo: i crociati non hanno fornito una prestazione sufficiente, con diversi errori individuali e un pizzico di sfortuna a fare da cornice a una serata maledetta. Che la partita sarebbe stata un incubo lo si poteva intuire dai minuti iniziali, con il gol di Simeone favorito dalla papera di Suzuki ad aprire le danze. Si è proseguito poi con l’infortunio di Cremaschi, costretto a lasciare il campo in lacrime per un problema al ginocchio. Questi due avvenimenti, che potevano sembrare una montagna insormontabile, erano stati assorbiti dalla squadra, con i gialloblu in grado di trovare la rete del pareggio grazie al solito colpo di testa di Pellegrino. Una bella reazione dunque, per certi versi inaspettata, che lasciava ben sperare per il secondo tempo. Nella ripresa però, la doppia accelerata granata è stata fatale con mister Cuesta in panchina e i suoi ragazzi in campo incapaci di controbattere nuovamente.

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Tornando alla metafora ciclistica, il Parma oggi non è stato in grado di rispondere ai diversi strappi dati al Torino nel corso della partita. I granata sono parsi più vogliosi e più determinati nel voler raggiungere la vetta per primi in questa ventinovesima tappa del campionato. Un peccato, perché la classifica stava iniziando ad assumere per i ducali delle connotazioni interessanti. Questa sconfitta ridimensiona il Parma, facendo tornare squadra e anche addetti ai lavori con i piedi per terra. L’obiettivo salvezza è ampiamente alla portata, ma per fare quel passettino in più ci vorrà del tempo e probabilmente sarà necessario avere delle soluzioni diverse dal punto di vista tattico. Parlando in modo più chiaro di quello che i gialloblu hanno messo in campo, appare evidente come ci siano degli aspetti su cui è urgente lavorare. Non voglio addentrarmi nella scelta del portiere: sarebbe troppo facile sparare a zero su Suzuki e su chi ha scelto di metterlo in campo. Che lo scivolone, o papera che dir si voglia, succedesse era una possibilità e si potrebbe stare ore a disquisire se fosse giusto o meno mandare in campo il nipponico. Il ruolo del portiere è molto particolare e queste cose possono capitare a chiunque. L’unico pensiero che mi sento di esprimere è che magari per un rientro dal primo minuto dopo tanti mesi si poteva aspettare un’altra settimana, per fare avvenire il tutto nelle mura amiche del Tardini, con il sostegno completo dei tifosi. Ma anche questa scelta non sarebbe stata garanzia di successo. Spostiamoci dunque nell’analisi agli altri ruoli a cominciare dalla difesa: da quando si è passati con continuità a tre, le prestazioni di un calciatore hanno subito un’involuzione. Sto parlando di Circati, che contro il Verona aveva commesso il fallo da rigore e nelle ultime due uscite da braccetto sinistro è sembrato quasi spaesato. Pare evidente che lui si trovi meglio a giocare a quattro, o al massimo al centro dello schieramento a tre. Ma in quel ruolo, al momento, Troilo è insostituibile.

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L’altra annotazione che mi sento di fare riguarda il centrocampo, che, orfano di Bernabé, non ha offerto spunti qualitativi interessanti: Sorensen corre tantissimo, ma con la palla al piede fa fatica a prendere le decisioni corrette; Ordonez, gol vittoria col Bologna a parte, rimane un oggetto misterioso, difficile da collocare per caratteristiche e collocazione in campo; Keita, migliorato tanto nel corso della stagione, non può sostenere sulle proprie spalle sia i compiti più difensivi sia quelli legati alla prima impostazione di gioco. Quest’ultimo onere spetterebbe a giocatori come Estevez e Nicolussi Caviglia, con il valdostano che a Firenze non aveva di certo impressionato positivamente. Vanno trovate delle soluzioni al più presto, specie se l’infortunio del numero 10 spagnolo dovesse costringerlo a restare fermo ai box ancora per molto. Ovviamente non tutto è nero e le cose positive fatte dai ragazzi e da Cuesta nelle passate settimane rimangono. Ma il ciclista, aspettando che l’ammiraglia gli cambi la ruota, ha tempo di riflettere e di pensare a come affrontare i kilometri e le tappe che verranno, per superare la salita e arrivare al traguardo il prima possibile, anticipando il resto del gruppo.

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