Già 33 punti conquistati grazie a mentalità, equilibrio e gruppo: non è fortuna, quello che Cuesta ha portato si chiama identità

02.03.2026 00:00 di  Michele Perazzo   vedi letture
Già 33 punti conquistati grazie a mentalità, equilibrio e gruppo: non è fortuna, quello che Cuesta ha portato si chiama identità

Era il 25 maggio 2025 quando il Parma si apprestava a disputare un match drammatico contro l’Atalanta. Era l’ultima giornata del campionato di Serie A 2024‑2025 e i crociati si presentavano con 33 punti in classifica, costretti a vincere a Bergamo per ottenere la salvezza senza dover attendere i risultati degli altri campi. Quel finale lo conosciamo bene, mentre ciò che ancora non conosciamo è il finale di questo campionato. Sappiamo però che il Parma si ritrova con gli stessi punti (33) con circa tre mesi di anticipo rispetto alla scorsa stagione. Un risultato per certi aspetti straordinario, soprattutto se si considerano i numerosi cambiamenti operati in estate, sia a livello di rosa sia di guida tecnica, e i diversi gravi infortuni che hanno caratterizzato l’avvio della stagione gialloblù. Venerdì sera c’era anche una ghiotta opportunità per centrare la quarta vittoria consecutiva, ma il pareggio casalingo contro il Cagliari non è affatto da sminuire. Anzi, con le sconfitte di Lecce e Cremonese, in attesa di conoscere il risultato della Fiorentina, il gol trovato nel finale ha consentito di aumentare il vantaggio sulla terz’ultima posizione, ora salito a +9.

Contro i rossoblù di Pisacane il Parma ha dimostrato ancora una volta il proprio carattere, non accusando il colpo del gol subito e andando a prendersi il pareggio, anche con un pizzico di fortuna. Forse, però, è arrivato il momento di non insistere eccessivamente su questo concetto, come invece qualcuno continua a fare. Non si ottengono tre vittorie consecutive solo grazie alla fortuna, così come non si conquistano 33 punti in 27 partite affidandosi unicamente al caso. È chiaro che una componente di fortuna (o, meglio, di episodi) abbia la sua importanza: questi possono essere positivi o negativi, ma per essere portati dalla propria parte devono essere ricercati, studiati e preparati. Ad esempio, non è fortuna una rete segnata su rimessa laterale o su calcio d’angolo, soprattutto quando queste situazioni si ripetono con continuità e non rappresentano casi isolati: fanno parte del piano gara, vanno pensate, allenate e poi applicate in campo. Il Parma realizza una buona percentuale delle proprie reti su situazioni di palla inattiva, un elemento che non può essere considerato frutto del caso. Allo stesso modo, non è casuale una fase difensiva che ha permesso alla squadra di essere quella con il minor numero di gol subiti tra le formazioni della parte destra della classifica. Certo nel calcio, come nella vita, una certa componente di casualità esiste sempre, ma gli episodi vanno saputi cercare. E se si ha l’abilità di mantenere la partita sempre aperta, in equilibrio, quando questi arrivano possono risultare decisivi; se invece arrivano quando si è già sotto di due o tre gol, diventano inutili. È proprio qui che emerge l’abilità di Cuesta: aver costruito innanzitutto una mentalità “da provinciale”, adatta alla situazione di classifica nella quale la squadra si sarebbe trovata. Una squadra capace di soffrire e lottare per oltre novanta minuti, che non si arrende alle difficoltà e che fa della compattezza, dell’equilibrio e del sacrificio il proprio punto di forza, riuscendo a mantenere sempre aperta la partita alla ricerca di quell’azione, di quell’episodio capace di indirizzarla.

Oggi il Parma è un gruppo vero, una squadra in cui l’aiuto reciproco e la coesione rappresentano valori condivisi da tutte le componenti. Non è un caso che nelle dichiarazioni dei giocatori ricorra spesso la parola “famiglia”, così come non sono casuali le esultanze collettive, in campo e in panchina, a ogni gol segnato. Sono segnali evidenti di un gruppo unito, che mette il “noi” davanti all’“io” e che condivide pienamente l’approccio e il metodo dell’allenatore. Da queste fondamenta si potranno poi costruire le condizioni per migliorare ulteriormente il gioco, magari già nella parte finale di questa stagione, soprattutto dal punto di vista della proposta offensiva, aggiungendo valore al lavoro del tecnico. Se a tutto questo si aggiunge che il percorso è stato intrapreso con la rosa più giovane della Serie A, il lavoro dell’allenatore più giovane del campionato e della società assume contorni di grande livello, forse non ancora adeguatamente valorizzati dai media. Ma, come spesso accade, sarà il tempo a mettere ogni tassello al proprio posto. Ora l’attenzione deve restare sul campo, per conquistare al più presto quei pochi punti necessari a chiudere il discorso salvezza e sfruttare al meglio questi tre mesi di anticipo per proseguire, in questa e nella prossima stagione, il percorso di crescita della squadra.

LEGGI QUI: Tre passi avanti verso la salvezza, anzi quattro: perché Cagliari vale come una vittoria