Dopo la delusione serve reagire e ritrovare lo spirito giusto in vista della volata finale: la salvezza è ancora lontana
È uscito il 2 dalla ruota di Parma‑Cremonese: l’unico risultato che non sarebbe dovuto arrivare, in una partita nella quale anche un pareggio sarebbe stato sufficiente ai crociati per mantenere un rassicurante margine sulla zona pericolo. La vittoria della Cremonese, invece, ha rimescolato le carte per tutte le squadre coinvolte nella lotta salvezza. La contemporanea sconfitta di Genoa, Torino e Cagliari ha ulteriormente accorciato la classifica: si è così creata una frattura tra il Parma (34 punti) e l’Udinese (39) che, di fatto, ha delimitato il gruppo delle squadre destinate a giocarsi la permanenza in categoria. Considerando quasi spacciate Verona e Pisa (ma nel calcio mai dire mai), sono sette le squadre racchiuse in sette punti che si contenderanno la salvezza nelle otto partite rimanenti dopo la sosta per gli impegni della Nazionale. Volendo individuare qualche elemento di positività, va sottolineato come un numero così elevato di squadre coinvolte genererà numerosi scontri diretti, con la probabile conseguenza di abbassare la quota salvezza. Il Parma, peraltro, non ne affronterà nessuno: il calendario dei crociati non sarà affatto semplice, ma non prevede partite contro dirette concorrenti.
I gialloblù di mister Cuesta affrontano questa fase decisiva in un momento negativo, reduci da due scontri diretti persi contro Torino e Cremonese, in netta controtendenza rispetto al trend stagionale che aveva visto i crociati sempre positivi in questo tipo di sfide. Le due sconfitte consecutive hanno lasciato scorie evidenti nell’ambiente: la squadra è stata infatti sonoramente fischiata al Tardini al termine della brutta prestazione contro la Cremonese. I problemi nelle partite casalinghe, però, non nascono oggi. Fin dall’inizio del campionato il Parma ha mostrato grandi difficoltà al Tardini: solo tre vittorie in quindici partite e ben sette sconfitte collocano i crociati al quart’ultimo posto nella classifica dei punti conquistati in casa (14), davanti alla Cremonese, ferma a 12 punti ma con una gara in meno. Un rendimento interno da retrocessione, finora compensato da un ottimo cammino in trasferta. Delle difficoltà della squadra di Cuesta nel proporre un gioco offensivo efficace e nel “fare la partita” si è scritto e riscritto più volte. Lo stesso tecnico ha sempre riconosciuto la necessità di dover lavorare per migliorare questo aspetto, ma finora i risultati non sono arrivati: il Parma resta il peggior attacco del campionato, con 21 gol segnati in 30 partite. È evidente come il problema sia ampio e di non facile soluzione, con un percorso di crescita probabilmente ancora lungo.
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Ora arriva la sosta, che giunge forse nel momento opportuno per riordinare le idee e ritrovare compattezza, approccio e spirito di sacrificio: gli stessi ingredienti che avevano permesso, pur senza un gioco brillante, di raccogliere 34 punti in 28 partite e di cui questa squadra non può fare a meno per raggiungere l’obiettivo della salvezza. Forse proprio quei 34 punti avevano generato l’illusione che il traguardo fosse già centrato, ma con tanti incontri ancora da disputare tutto resta possibile. Ieri c’erano tutte le condizioni per avviarsi verso un finale di stagione più tranquillo: purtroppo non è andata così e il Parma, al di là degli aspetti tecnico‑tattici, deve ora tornare a “mettersi l’elmetto”, come sottolineò capitan Delprato dopo le sconfitte contro Atalanta e Juventus e come, con altre parole, ha ribadito anche Cherubini sabato nel post‑partita.
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