Corvi-Suzuki, due destini che si uniscono. Il finale di stagione ci dirà cos’è più importante: la meritocrazia o un sogno Mondiale. E c’è anche il mercato…
“Perché siamo due destini che si uniscono, stretti in un istante solo”. Sarà banale, ma ritengo che questa ben nota canzone dei Tiromancino descriva molto bene uno dei principali nodi di formazione in questo momento in casa Parma. Mi sto riferendo ovviamente al ballottaggio tra i due portieri, Edoardo Corvi e Zion Suzuki. Ripercorrendo brevemente la stagione, si può dire che la leadership del giapponese non sia stata in dubbio fino al suo infortunio, tanto che Cuesta lo aveva schierato sempre, anche in Coppa Italia. Poi la frattura scomposta del terzo dito e dello scafoide della mano sinistra hanno inevitabilmente costretto Suzuki a un lungo stop. E quello è stato il momento di Corvi, che ha ben sfruttato la sua occasione non facendo rimpiangere il compagno. Anzi. Adesso però, a quattro mesi dalla notte di Parma-Milan, Suzuki sembra pronto al rientro e dunque si pone il classico quesito “da un milione di dollari”: chi sarà il portiere titolare del Parma in questo finale di stagione?
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Una delle motivazioni principali che spingono a un reintegro di Suzuki è il suo “sogno Mondiale”. Il portiere crociato, infatti, si è già più volte guadagnato la convocazione da parte del Giappone, formazione già qualificata per il prossimo Mondiale. È dunque lecito che Zion punti fortemente su questo finale di stagione per guadagnarsi una convocazione con la selezione nipponica, anche considerando come negli ultimi mesi non abbia giocato. Suzuki dovrà infatti mettersi nuovamente in mostra, dimostrando come abbia smaltito completamente l’infortunio e sia una scelta affidabile per la porta dei Samurai Blu.
Sull’altra faccia della medaglia voglio porre la meritocrazia. Senza dilungarmi in discorsi troppo filosofici, credo fermamente che Corvi si sia guadagnato la maglia da titolare a suon di prestazioni convincenti e parate decisive. È vero che la sua occasione è derivata dall’infortunio del compagno: probabilmente senza lo stop, Suzuki sarebbe rimasto il portiere titolare del Parma senza discussioni. Ma è altrettanto vero che Corvi quell’occasione se l’è presa tutta, scacciando tutti i dubbi che aleggiavano su di lui (anche giustamente, visto che fino a quel momento non aveva mai calcato un campo di Serie A) e diventando a tutti gli effetti un punto fermo della squadra di mister Carlos Cuesta. Al netto di qualche errore (che però può capitare a tutti), Corvi ha avuto il merito di guadagnarsi quella maglia da titolare che gli è capitata per puro “scherzo” del destino, dopo averla sognata per anni e anni.
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C’è però un altro aspetto da analizzare: il calciomercato. Senza troppi giri di parole, Suzuki è uno dei principali uomini-mercato in casa Parma. Prima dell’infortunio, nonostante fossimo ancora all’inizio della stagione, molte voci circolavano sull’interesse mostrato da club italiani e anche stranieri per il portiere giapponese, che nel periodo trascorso in terra ducale si è dimostrato affidabile e con grandi margini di crescita. Non sappiamo come il Parma deciderà di muoversi durante la prossima estate, ma è quasi inevitabile che qualcuno dei “pezzi grossi” della rosa partirà, viste le molte attenzioni sulla squadra di Cuesta. Al momento, però, la valutazione di Suzuki è intaccata dal lungo stop che vede la sua ultima partita risalente a inizio novembre. Dunque è anche nell’interesse del Parma che Zion riprenda confidenza col campo e dimostri di essere ancora un possibile uomo-mercato. E il Mondiale, tornando al discorso fatto in precedenza, sarebbe una vetrina perfetta per far lievitare di nuovo il suo cartellino. E si sa come le logiche di mercato smuovano il mondo del calcio…
Vorrei concludere questo discorso con la mia convinzione personale su chi debba essere il portiere titolare del Parma in questo finale di stagione. La verità, però, è che sono io stesso molto combattuto. Da una parte Suzuki (infortunio a parte) è il portiere titolare del Parma “di diritto”. Dall’altra, però, Corvi la maglia se l’è guadagnata negli ultimi mesi, convincendo con le sue prestazioni sul campo. Dunque a mio modo di vedere una verità assoluta e incontrovertibile non esiste: starà alla società e all’allenatore scegliere quello che credono meglio per questo finale di stagione. Sarò banale, come ho detto all’inizio, ma alla fine è così.
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