Cherubini presentava Cuesta: riflessioni un anno e tre mesi dopo. ‘Progetto’, ‘crescita’, 'cultura di club’: sono solo parole?
È molto difficile, e per certi versi anche ingiusto, commentare delle parole un anno e tre mesi dopo che sono state pronunciate. Però oggi non posso fare altrimenti. Torno appunto a quasi un anno e mezzo fa, più precisamente al 26 giugno 2025, quando, presso la sala stampa dello Stadio Ennio Tardini, stava per iniziare la presentazione di mister Carlos Cuesta come allenatore del Parma. A prendere la parola fu l’amministratore delegato crociato Federico Cherubini, che presentò brevemente l’allenatore e le motivazioni della scelta. Oggi, a un anno e tre mesi di distanza - e soprattutto a un esonero di distanza -, mi trovo a riflettere insieme a voi su queste parole: perché non posso fare altrimenti.
Progetto
Sono in particolare tre le parole del discorso di Cherubini che, rileggendole, hanno destato la mia attenzione. La prima è ‘progetto’, pronunciata come segue: “Si parla spesso di progetto, si abusa di questa parola e poi il 50% degli allenatori vengono sollevati dall'incarico durante il campionato. Noi siamo stati tra i club che hanno alimentato questo trend che non è virtuoso”. Eppure, alla fine dei conti, ci troviamo a raccontare una realtà che ha visto l’allontanamento di mister Carlos Cuesta a cinque giornate dall’inizio del campionato, dopo che già sul finire della passata stagione erano circolate voci di un incrinamento nei rapporti. La conferma del tecnico aveva momentaneamente sedato le acque, ma pochi mesi dopo è arrivato quello che - forse - era inevitabile.
LEGGI QUI: “Si abusa della parola progetto. Trend non virtuoso”: così Cherubini introduceva la scelta di Cuesta
Crescita
La seconda parola su cui mi voglio concentrare è ‘crescita’, espressa come segue: “C'era da cambiare qualcosa, scegliere l'allenatore come figura fondamentale per la crescita del club. Per questo ci siamo affidati ad un profilo che ha tante delle caratteristiche che stavamo cercando, per andare oltre al medio termine”. E in effetti sembrava che - con la conferma di Carlos a giugno - questo medio termine fosse stato superato. Ma, mi tocca ripetermi, i fatti degli ultimi giorni hanno dimostrato il contrario. Evidentemente ci si è resi conto che la crescita sperata non era in linea con quella raggiunta dall’allenatore? Evidentemente erano già stati fatti tutti i tentativi per evitare quello che poi si è rivelato come inevitabile? Il medio termine, alla fine dei conti, è stato più breve del previsto.
Cultura di club
Concludo con l’ultima espressione secondo me degna di nota, cioè ‘cultura di club’, nel seguente contesto: “Chiederemo a Cuesta e al suo staff di essere molto integrati e coinvolti per aiutarci a costruire una cultura di club che vada ad abbracciare anche il settore giovanile, non solo il circolo chiuso della prima squadra”. Anche lo stesso tecnico maiorchino ha più volte ribadito la volontà di creare un’identità e una cultura all’interno della propria squadra e lui stesso si è dimostrato attento ai calciatori del Settore Giovanile, includendoli negli allenamenti e anche nella rosa 2.0 della stagione corrente. Forse questo non è bastato e - ripeto forse - la creazione di un’identità a livello di gioco, ben riconoscibile e magari più offensiva, ha avuto la meglio sulla cultura di club e sulla sovrapposizione dei piani tra Prima Squadra e Settore Giovanile.
LEGGI QUI: Delprato dopo il Monza: “Adesso sappiamo qual è la linea”. Ma qualcosa con Cuesta si è rotto
I fatti hanno disatteso le premesse
Ripeto: è complesso e forse ingiusto rimarcare certe parole pronunciate da Cherubini quasi un anno e mezzo fa. Allo stesso tempo ritengo che siano dei punti solidi ai quali aggrapparsi in questo dato momento storico fatto di grande incertezza. È vero che il Parma ha già trovato un nuovo allenatore, ma credo che le modalità di separazione con mister Carlos Cuesta non siano un argomento che debba essere taciuto. Le questioni e le parole che ho messo in evidenza in questo articolo mi lasciano molto da pensare su come sia stata gestita la situazione nelle ultime settimane e negli ultimi mesi. Credo che le mie perplessità rimarranno tali o forse un giorno arriverò autonomamente a una conclusione appagante per il mio inteletto. In questo momento non posso far altro che riflettere sulle parole e cercare di capire se queste abbiano ancora un valore un anno e tre mesi dopo che sono state pronunciate. O se, come giustamente cantava Noemi, alla fine dei conti “sono solo parole”.
LEGGI QUI: Niente rescissione di contratto: si tratta di esonero. E Cuesta resta sotto contratto fino a giugno


