Umberto Calaiò: "Un cazzein costato caro. Contenti per Emanuele ma soprattutto per la società"

10.08.2018 22:14 di Giuseppe Emanuele Frisone  articolo letto 1829 volte
© foto di Matteo Gribaudi/Image Sport
Umberto Calaiò: "Un cazzein costato caro. Contenti per Emanuele ma soprattutto per la società"

Intervenuto ai microfoni di RMC Sport nel corso della trasmissione "A tuttomercato", Umberto Calaiò, fratello e procuratore dell'attaccante del Parma Emanuele, ha parlato della vicenda che ha visto protagonista - suo malgrado - l'Arciere, per il quale la sentenza della Corte d'Appello ha disposto una squalifica fino al 31 dicembre 2018 (oltre ad un'ammenda) per il giocatore. Queste le parole di Umberto Calaiò: "Non c'è molto da raccontare in realtà, se non ci passi non puoi rendertene conto. Nel calcio ci sono state tante storie che non riguardano il rettangolo di gioco. Abbiamo vissuto questo grande dispiacere, relativo al danno che abbiamo subito noi, il Parma, i tifosi e i compagni. E' stato un "cazzein" che è costato caro, qualunque sentenza, comunque, va accettata e non commentata".

Andrete avanti oppure accetterete questa sentenza?
"Non lo so, ancora è troppo presto. Leggeremo le carte e faremo una riflessione. E' un momento in cui abbiamo - tra virgolette - scampato un pericolo: siamo felici per noi ma soprattutto per la società. Per ora siamo contenti così, per tutta una vicenda che ci ha portato purtroppo a vivere momenti molto tristi".

Cosa sta succedendo nel calcio delle serie minori?
"Diciamo che non è un problema di questa estate, se voi ricordate hanno bloccato i ripescaggi in Serie C. E' stata abolita la C2, che inizialmente aveva scontentato qualcuno, ma ora sembra che ora le riforme possano portare alla Serie C a quaranta squadre. E' un po' una forzatura, ma certamente non è un calcio sostenibile: c'è un divario enorme tra la Serie A e le altre categorie. Il sistema, parola che è un po' abusata, va rifondato, ma non basta una stagione: serve un programma a medio-lungo termine, cercando di far convergere l'anima tecnica e le varie leghe, coinvolgendo le istituzioni. Serve un vero "patto" per il calcio italiano, per arrivare agli obiettivi che tutti noi auspichiamo. Sulle novità bisogna dare un giudizio dopo la prima stagione".

Portare novità senza i tempi giusti rischia, tra l'altro, di lasciare tanta gente a casa. Lei lo sa perché è protagonista con la Equipe Sicilia, come procede?
"E' un progetto sempre più "pieno". Da un punto di vista progettuale è ottimo, lo staff è competente e l'organizzazione è adeguata. Questo vuol dire però che è un salasso per tutti i calciatori. Ribadisco che serve un progetto comune per rifondare il sistema calcio, talvolta prendendo anche delle decisioni un po' forti. Si lavora sul piano fisico, ma anche sul piano mentale, perché trovarsi senza squadra ad agosto non è facile. C'è anche un abbandono precoce nel calcio, perché c'è poco spazio per i nostri giovani. Inoltre abbiamo una Serie A con una visione poco italiana a livello di calciatori: non è però solo quello, ma è un sistema che va riformato, senza abusare di questa parola, ma mettendo insieme tutte le anime del calcio italiano".